Per la prima volta, forse, dopo tanto tempo, questa mattina, sento di non aver parole sufficienti. Che le parole non riescono ad esprimermi. Che forse potrei di più starnazzando e svolazzando, standomene come un gufo sul comignolo alla sera; o magari...
“Ma non si è mai visto un religioso che agisca così. Non le possiamo rilasciare la patente per farlo”. Dobbiamo essere creativi invece e credere che in noi la creazione può continuare, sempre. Vagliarla, se volete com’è sacrosanto, ma senza averne paura...
Quanta retorica sulla parola “obbedienza”! Non vi pare? E non perché io sia un disobbediente per vocazione (forse anche), ma perché ad essa ci si può riferire in modi assai diversi, come vedremo, a secondo della nostra sensibilità e del momento storico...
Non facciamoci distrarre. Lo dico a me, innanzitutto. Le occasioni perché questo accada sono infinite. Insomma voglio dire che per strada gli specchietti per allodole e “merlotti di turno” non mancano mai. Poi ad un tratto ci si accorge di aver dimenticato...
Io ho insegnato i primi passi a Efraim, me lo prendevo sulle braccia; con legami pieni di amore lo attiravo a me, con vincoli amorosi; per lui ero un liberatore, mi piegavo su di lui per dargli il cibo (Osea 11,3-4). Non va coniugato al passato questo...
Mentre fuori c’è un vento che mi ricorda certe giornate di burrasca, al mare e anche d’estate, con marosi che si divorano la spiaggia (“questo vento che agita anche me”); scrivo davanti al balcone sotto il campanile e mi interrogo - come sempre, e neanche...
Di quale spiritualità si tratta, dunque? – mi chiedono. E io che so bene che dei padri uno se li deve dare (o li ha?) e in ogni caso serve una auctoritas per essere riconoscibili, ho sempre qualche difficoltà. La domanda in sé somiglia un po’ a come quando...
Mi levo al mattino intorno alle 5,15, ormai senza una sveglia. L’ho imparato nel mio breve passaggio in monastero, a Chiaravalle. E’ una delle eredità che mi hanno lasciato loro. Non che prima non fossi mattiniero. Ora lo faccio però perché adoro il silenzio...
Cosa c’è di male ad aver cura di sé stessi (non ossessivo); rispetto? Ha ragione chi ci contesta la nostra tristezza e la trasandatezza. Ma voglio cominciare da lontano. Con un progetto nel progetto che non smette di frullarmi per la testa. Perché non...
Sono mesi che rifletto sull’argomento, di più. Anche alla luce delle mie più o meno recenti esperienze nel campo: “Credo che un profondo rinnovamento, pur non rinnegando il passato, debba riguardare ormai – è improcrastinabile - l’emisfero della vita...