“Ora et labora”. Certo è una bella anomalia, la mia. Al di là della qualità della mia preghiera (?), è quel “laborare” fuori dalle norme, quella fatica quotidiana, la mia occupazione per sostentarmi insomma, a farmi un po’ specie (immagino agli altri, oltretutto!).
La verità è che non faccio l’amanuense (ah, se avrei voluto …); e neppure l’infermiere e il caposala in ospedale. Non faccio infine neppure il professore in una scuola come gli Scolopi e poco ormai perfino il giornalista.
Un po’ di ripetizioni di latino greco e italiano, di inglese, quello sì – ma meno che vorrei; e poi tante lezioni settimanali, in un centro sportivo; ché a volte non si può fare a meno di chiedersi com’è che tutto si concili e che questo proprio non sembri un azzardo.
Ad ogni modo è così, per ora; e mi consolo pensando che è educare anche quello, via!; ed aiutare chi ha bisogno di correggere – che so? - una postura, un dolore cervicale e lombare; chi della depressione vuole uscir fuori e così andando ancora: bah!
Che c’è la tradizione dei padri della scuole, certo; e dei mille oratori; insomma, via! Non lavoro in un bordello e neppure mi occupo dell’arte della seduzione: che insomma anche quello ...
Che forse non è il cibo che ingeriamo ad essere impuro; ma che lo è il cuore spesso da cui vengon fuori certi pensieri e pure certe perplessità e perbenismi; detto che d’un monaco che faccia lezione di ginnastica non ho notizia invero, anche se Merton forse, tra zen e yoga.
Insomma, chissà …
Se solo fosse altro – dico spesso e nel segreto. O forse di un Dio c’è bisogno pure là e che pure quella è terra di confine e insomma eccola, per dire, la mia di terra di missione; senza pretese e senza pure troppi moralismi, a Dio piacendo, davvero!
