C’è un solo modello grande a cui rifarsi – e con questo non c’è tema di errore – e questo è Cristo: intendo la sua vita. “Non bisogna cercare altra strada” – conferma Teresa d’Avila, in una sua pagina – “Meditando (e imitando) la sua vita, non si troverà modello più perfetto”.
“Conosciuta questa verità – riprende – ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi, come Francesco, Antonio di Padova, Bernardo, Caterina da Siena, non hanno seguito altro cammino”.
E’ per questo che stamani mi dico con forza: è senz’altro lui “la via, la verità e la vita … Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio”.
Proprio quel “per mezzo mio” mi apre gli occhi. E’ questo il passaggio che proprio non si può dimenticare. E’ quello il modello. Di quello si sono innamorati i grandi e da quella grandezza si deve ripartire ogni giorno; interrogarci se e in quale misura quel mezzo viene percorso da noi, pur nella nostra libertà e specifica personalità, pur nella temperie storica e ambientale che viviamo, senza mai dimenticare però, ad ogni modo, che è lui che stiamo seguendo e per certi versi imitando.
Bella santa, Teresa d’Avila, grande tempra di combattente oltre che contemplativa. Ricordo di aver sentito dire che alle sue sorelle che troppo di frequente sostenevano di aver vissuto esperienze mistiche e ricevuto nuove rivelazioni, non mancava di far pervenire un richiamo alla concretezza e alla prudenza: “mangia un po’ di più sorella, magari una bistecca, e non estenuarti nel digiuno, piuttosto”; come a dire che un sano pragmatismo non guasta mai; che anche l’equilibrio è una virtù santa; che non c’è santità se non in una certa ordinarietà dell’esistenza. Per le cose mirabolanti c’è tempo e luogo. E che l’esistenza di Cristo e quella dei suoi fu a lungo un’esistenza anonima e nascosta, senza che fosse loro chiesto nulla di eccezionale.
