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Dedicati

Pubblicato da Enzo Cilento su 3 Novembre 2015, 08:30am

Tags: #Vita consacrata

Dedicati

Alcuni di noi – non tutti in verità: dipende dalla forza con cui si vivono certe “passioni” – consacrano la propria vita ad un’attività, ad un’opera, ad un progetto. Penso a quelli che lo fanno per esempio nei confronti della musica e del teatro (è l’ambiente che meglio conosco); ed è commovente come certi miei colleghi scrittori e attori, registi e sceneggiatori, scenografi e costumisti, tra gli altri, cantanti e autori, si dedicano al proprio grande amore, fino allo sfinimento, all’esaurimento. E’ questa la loro vita. Anzi è questa la vita.

Nondimeno ci si dedica alle proprie collezioni, girando il mondo e il web. Mio padre, all’insegnamento soprattutto. Tanti uomini ad opere filantropiche, immaginate e desiderate per venire incontro ai bisogni dei più deboli: malati, immigrati, anziani, diversamente abili. Anche all’educazione allo sport, dico.

E’ questa la via della santità. Ci si santifica – cioè ci si distingue, ci si caratterizza – attraverso la nostra opera: la nostra vita è dedicata.

E mentre molti sostengono che questa generazione distratta non sarebbe capace di dedicarsi a nulla in modo costante e continuato – neppure agli affetti – a me sembra che non solo questo sia il solito ritornello della nostalgia di un passato mitico, che poi non c’è mai nella realtà (i ricordi ingannano); ma soprattutto mi sembra che si faccia torto ai tanti che invece continuano a dedicarsi anima e corpo, a consacrarsi.

Ne incontro tanti – anche sul web, per dire, quando mi ci affaccio – e mi stupisco oltretutto delle tante iniziative che nascono in tal senso, anche in campo ecclesiale, comunque nell’alveo della fede cristiana, universale.

C’è tutto un pullulare di novità in tal senso: nuove comunità, esperimenti compiuti in questa direzione; riscoperte di antichi modelli monastici e non solo; comunità e/o forme di vita cenobitica ed eremitica addirittura che mai avrei sospettato: in ogni parte del mondo.

Io ne sono entusiasta ed estasiato, per così dire …

Con queste persone peraltro ci si incontra anche così, online, come si dice e ci si scambia documenti di lavoro, opinioni e progetti; magari nascono collaborazioni.

La vita spirituale, nelle sue varie forme, al tempo dei social.

Come sempre, il male non è mai tutto (quasi mai) dalla stessa parte: come il bene dopotutto.

Non da questo certo è nata la mia idea di consacrazione, ma ne ha tratto forza coraggio e vigore, però. E così sto costruendo la mia vita – già oggi, non da domani – secondo un modello di vita in fieri, che fa del silenzio, della contemplazione, dello studio e della preghiera i piatti essenziali, senza dimenticare altro: non ultimo il lavoro di scrittura, nei campi che mi sono più congeniali; offrendomi laddove sia possibile a sostegno anche delle iniziative intraprese dentro (ma non solo dentro) la chiesa, e non solo quella locale.

Si vive con poco, con l’essenziale; e quel po’ di lavoro che si fa (ora et labora) serve a farci sopravvivere, a pagare le bollette; a comprare un libro, a partire quando è necessario, per un momento di silenzio e di ritiro, a sostegno di un familiare lontano, se ci viene richiesto. E’ tutto qui. Abbiamo adottato i ritmi della vita monastica nella preghiera e confido in Dio perché mi dia dei compagni di viaggio. Questa è la mia consacrazione, che non è solo a questo o a quell’aspetto, ma è consacrazione al Vangelo, che in fin dei conti, la vita me l’ha cambiata eccome, stravolgendomela e rendendomi felice.

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