Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


Nomen omen

Pubblicato da Enzo Cilento su 5 Novembre 2015, 15:58pm

Tags: #Vita consacrata

Nomen omen

Non sempre e non dappertutto, ma è noto altresì come nella tradizione monastica è da lungo tempo invalso l’uso – anche solo come opzione possibile – di cambiare il proprio nome “da religioso”, quasi a segnare in certo modo una demarcazione netta tra la vita di prima e quella successiva alla consacrazione, che in fondo è solo un atto conseguente di una conversione (come se poi questa avesse mai termine oltretutto …).

Come se, venendo chiamato, tu assumessi non solo un’altra identità dunque - e un nuovo battesimo: nello Spirito - ma anche un nome nuovo pertanto.

Che poi l’identità sia per molti aspetti la stessa, la tua, (non è che la sua evoluzione), è evidente e logico: sarebbe schizofrenico il contrario; così come è naturale che questa identità del resto appaia a giusto modo come trasformata da questo incontro, a me pare;

mentre quella chiamata è avvenuta davvero con un modo di pronunciare il nostro nome che è del tutto inaudito e inedito, fino ad ora, pur riconoscibilissimo invero; in quanto alla lunga affonda davvero nel pieno della nostra storia e della nostra personalità: è più intimo del nostro nome anagrafico, per dire ...

Tutto questo per spiegare come fosse da molto che mi chiedevo quale nome fosse il più adatto per me, in qualità di religioso (o di consacrato, se si preferisce).

Sono stato attratto da varie ipotesi affascinanti, e tutte sufficientemente motivate: da Agostino che ho molto amato e che molto mi ha accompagnato nel corso della mia esistenza; a Francesco, per tutto quello che a lui mi lega; da Giovanni (mi riferisco al Gualberto) a Norberto (monaco di Xenten).

Per tutti questi nomi ci sarebbe stata a ben vedere una buona ragione.

Di questi alla fine mi è parso che rimanessero in ballo Agostino e Simeone, come “il vecchio giusto” del Vangelo di cui tante volte ho parlato, come delle prime parole di una preghiera che sono riaffiorate in quel momento dalla mia memoria cinque e più anni fa (saprei dire a tal proposito il giorno il luogo e l’ora).

Ora che si avvicina “la data fatidica” della mia prima promessa di voto (dal 29 ottobre ne ho dunque la certezza!), consegnata nelle mani del mio padre spirituale, non mi resta che decidere e pregare (anche) per questo.

Agostino è grande: è il mio grande amore, come Francesco. Ma forse Simeone è davvero la parola di Dio che mi è affiorata per prima sulle labbra, al risveglio, tardi “tardi ti ho amato” dice Agostino.

E così sia: Simeone Maria - direi.

Cominciò tutto così, con quella preghiera e un rosarietto da mettere al dito come si trattasse di una fede, un anellino di fidanzamento che da allora non ho mai più dimenticato.

Forse accadrà e sarà come doveva essere, per uno che sognava oltretutto sin da subito di tornare a Lourdes dove da ragazzo era già stato, nel giorno dell’Immacolata, o nei pressi, più o meno: tra trenta giorni e spiccioli di ore e poi di attesa.

Come il vecchio Simeone, è a quelle vocazioni non più giovanili (la mia è tale), che vorrei aprir le porte e il cuore: accogliere quelli che tardi si sentono di voler promettere un ultimo tratto di strada dedicato.

Dimenticavo di dire che (ma è pura follia, allucinazione!) che all’atto della preghiera del Pater che a messa si fa oggi a mani sollevate come ad accogliere qualcosa, ho sempre avuto l’impressione “fatua”, da qualche tempo, come di recare un bimbo in fasce tra le braccia (si tratta di pura suggestione!).

E che qualche giorno addietro, cercando l’immagine di Simeone il profeta (la festa si celebra il 3 febbraio o l’8 di ottobre, a seconda che si segua il rito ortodosso o cattolico invece), ho ritrovato che Simeone quel bimbo lo tiene in braccio, infatti. Cos’altro aspetto?

E “ora lascia Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola” – pronunciando, come il buon vecchio Simeone. A volte si ha l’impressione che le cose non siano in nessun modo per caso e ogni strada non è mai solo per sé stessi, ma per aprire un varco ed un passaggio ad un popolo di pellegrini e viaggiatori che è proprio di là, anche se a tarda ora, che vuole passare. Viaggiatori notturni, dell’ultima ora.

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti