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Le noci di Galdino

Pubblicato da Enzo Cilento su 3 Ottobre 2015, 16:29pm

Tags: #Vita consacrata

Le noci di Galdino

Certe volte va così. Alcuni anni il richiamo è più forte, altri un po’ meno: colpa della fragilità dell’animo umano che non sente sempre tutto allo stesso modo, quasi intermittente.

Ho insomma atteso in modo particolare questa volta la giornata di domani, 4 ottobre.

Non vado ad Assisi perché evito sempre le occasioni in cui la gente si accalca e accorre numerosa. Vi tornerò quanto prima. Ad ogni modo, è nel mio cuore con tutto ciò che rappresenta. Magari un giorno ne sarò cittadino onorario e non per meriti acquisiti: solo per simpatia, nel senso etimologico della parola.

Sono stati nove giorni pieni di pensieri e di propositi per me anche se non so, se questo sia il luogo per parlarne. Tutta questa atmosfera insomma mi ha fatto compagnia; e anche se non c’è nessuna investitura, insomma, tra li seguaci sui mi sento anch’io.

Ne ho conosciuti di costoro nell’arco della mia esistenza: di eccezionali e di sbiaditi, come accade dappertutto. Ce n’era una comunità ora “sub iudice” per eccessi, nell’avellinese. Vi capitai quando studiavo all’Università, prima che decidessi di dedicare la mia tesi a Jacopone, quando un mano me la diede un frate di Larino, mi sembra.

Ci accolse incuriosito davanti ad un bel camino che scoppiettava: era inverno e la zona stava ai piedi di qualche cresta innevata.

Ne ho conosciuti a Milano poi, quando ero alla ricerca della mia via, come si dice in gergo: ottime persone. E ancora Cappuccini in quel di Ciociaria, bellissimo convento e vigne, olivi, un chiostro civettuolo. Noi siamo qui invece, ad ogni modo.

Poi Ubertino da Casale; Bonaventura a Bagnoregio. Insomma di suggestione in suggestione, gli siamo andati dietro a modo nostro, meno ridenti e rumorosi di certa tradizione; eppure assai vicini a quell’amore del silenzio e della riflessione che desideriamo, ancora.

La vita, è vero, ci conduce un po’ a zonzo e ci richiede sforzi e contorsioni, cambi di marcia e poi aria di città e impegni tra la gente; e ci stacca dall’amata e dolce chiostra. C’è un tempo per ogni cosa. Prego davvero di essere utile dove vuole e che insomma qui si faccia un po’ di buon cammino. Poi altrove, ci vedremo e parleremo ancora: contempleremo e chiederemo spiegazione.

Mi son spostato più in campagna da quest’oggi, un po’ isolato se volete. Ma sono pronto, bon Signore: se c’è bisogno batti un colpo, bussa pure a casa. Alla fine, si apre l’uscio sempre a chi ha bisogno. Domani sarò in festa in qualche modo: anche se non a casa tua, ahinoi, sancto Francisco, che le noci le moltiplica uno le distribuisce quando può, sempre, come il buon frate manzoniano che rispondeva al nome di Galdino .

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