Se credo agli angeli custodi? Da bambini, in camera da letto avevamo una lampada in ceramica con una lucetta minuscola al posto della fiammella in cima alla candela accesa dell’angelo custode che vegliava dall’alto sul nostro letto: mi sembra che fosse vestito di rosa. Mi sembra di averla vista ancora in qualche cassetto, non molto tempo fa.
Era non molto diverso da un putto, con i ricci e con il solito faccino paffuto, insomma immagine un po’ oleografica da cameretta dei bambini: tutto qui.
In realtà, tra le prime preghiere che mi sono state insegnate l’Angelo di Dio non è mancato. E poi l’idea che qualcuno vegliasse su di noi, per questo inviato (e creato) era rassicurante e in fondo non ci ha mai abbandonato.
Sento che è così incredibilmente diffusa questa fede, anche tra gente che di fedi dice di non professarne alcuna.
Un angelo inviato a noi, perché da qualche parte qualcuno ci ama o ci ama ancora: un nonno per esempio, come sento spesso dire; un vecchio amico.
Chissà se gli angeli ci scelgono o noi veniamo imposti a loro. O se invece potessimo sceglierli noi: “ti eleggo a mio angelo custode”. L’uno e l’altro io penso. Forse è chi è stato molto attento (o invece poco) in vita agli altri; se la sua natura non fosse angelica e basta.
Ho creduto sempre che miei angeli fossero i miei nonni, per cominciare (Orsola soprattutto e poi anche gli altri) e non di rado mi son trovato a sognarli, se in difficoltà. Di nonna ho avvertito persino il profumo delle sue creme pasticciere qualche volta. E qualcuno dirà che son solo suggestioni. Poi ognuno sa il suo; le cose che ha vissuto …
Mi sono scelto e sono stato scelto – neppure so – il mio soldato Collings a Rivotorto, non a tavolino eppure non per caso, il quale riposa ai piedi del Subasio dal ’44, caduto.
E angeli sono i miei amici – credo - che mi hanno preceduto dall’altra parte del cielo. Nondimeno credo – forse non in esclusiva - che angioli miei (me li son scelti) sono anime sante che ogni tanto – molto spesso - chiamo a raccolta: lo penso di Francesco d’Assisi e di papa Montini; di Edith Stein, di Prassede romana dei primi secoli, ai più sconosciuta; di Giovanni Gualberto e di Agostino.
Insomma si tratta di uno stuolo di anime belle che non voglio lasciare e che non mi lasciano mai. Potrei raccontare delle cento volte che mi mandano segnali e piccoli richiami, ma so che non sarei creduto. Così va bene. Non direi nulla di razionalmente sano …
E’ che da un certo punto della vita ho dovuto imparare a mettermi in ascolto; a scrutare, a sentire, ad aguzzar la vista e l’udito. Ed è solo così che non mi son sentito solo.
Senza contare gli angeli che incontri “materialmente” per via, oggi e domani, in carne ed ossa, in ospedale e ovunque, a volte persino in stazione.
Nessuno incontro e attorno a noi è senza un senso un po’ recondito e senza una ragione, angeli tutti di un mondo che non vive muro contro muro, muto.
