Come spesso c’è dato di fare esperienza di una umanità sofferente attorno! E come ne fuggiamo via; io, per primo! A volte il cuore non tiene. Per famiglie sconvolte letteralmente dal dolore, che entra in casa come un uragano; dalla difficoltà pratica di sapere a chi rivolgersi, per primo; per una terapia a cui essere accompagnato; per la fila da fare alla Asl, per il tuo ticket da pagare. E per un disabile pesante e gracile che sia, da accudire, da sostenere, da trasportare; per un rimborso ed un finanziamento infine da ottenere, viste le condizioni; per tutte le spese da sostenere per quell’unica speranza di guarigione che è stata loro data, fosse anche nel paese dei Papua Nuova Guinea.
Da anni non faccio altro che imbattermi ciclicamente in queste realtà di corsie, di accettazioni e di ospedali. E forse dovrei chiedermi perché …
E’ a quella gente – altro che solo dottrina! - che andrebbe data una risposta e una speranza nei confronti del nostro essere umanità più che del fatto “solo” di essere cristiani; è lì che Cristo e la sua pietà sarebbe quest’oggi – e neppure lui solo – a fare da colonna a chi non sta in piedi, da solo.
Mi piace molto tutto o quasi della teologia e della filosofia; amo leggere; e l’esegesi oltremodo; mi piace il silenzio e pregare e sperare e guardarmi la natura: so che Dio è anche lì che ci parla come l’acqua del torrente.
E nondimeno altrove, l’unico Dio che si conosce e che si aspetta non discetta d’altro che della sua infinita pietà e delle mani nostre, delle nostre e sue parole che siano di conforto e di supporto; di coraggio per questa umanità dolente.
Mi rendo conto di quanto a lungo e come di frequente mi son difeso da questa chiamata peraltro universale alle armi; di come mi son trattenuto prima del fiume in piena del dolore/compassione umani; che è così che si difende la propria vita, che la si vuol salvare perché non sia espropriata.
Ché vorrei essere il sapiente, lontano da ogni cosa, equidistante, impassibile, certo. Ed invece ogni giorno siamo chiamati oltre, in nome di un’altra Sapienza – suppongo - ; di quella che abbiamo in prestito – nel migliore dei casi – di cui ci facciam belli; perché un po’ faccia di frutto e sia vicina agli uomini, tutti, piccoli e grandi, ricchi e disperati, malati e almeno in apparenza sani; affaticati che cercano ristoro.
A ognuno a modo proprio è chiesto questo: “nulla è solo per noi”: anche la gioia e il buonumore; tantomeno l’amore, anche per la vita; foss’anche il gol e la sua esultanza nel mezzo di una tua partita, un salto una piroetta, un verso recitato a teatro.
E’ inutile negarlo: l’egoismo è l’unico vero peccato.
E forse solo per questo non c’è artista, che non sia a suo modo generoso …
