Ho conosciuto un ragazzo qualche anno fa reduce da un’esperienza alla Chartreuse in Francia anni prima; e che poi aveva continuato a peregrinare alla ricerca della Certosa del suo cuore, un po’ di qua e di là. Quanti ne ho incontrati così!
Spesso mi chiedo perché mi sia stato dato di incrociarne così tanti in vita mia. Non so darmi una riposta.
Vorrei rispondere a questa inquietudine e dare una casa comune a queste persone sincere che ho conosciuto.
So che una delle tappe successive vissute da Filippo (il nome è solo fittizio) è stata in Lucchesia, in un’altra casa dei Certosini.
Non si trattava certo di una persona incapace di vivere e di farsi largo in questo mondo. Filippo aveva fatto il manager nel settore degli idrocarburi quando poi, sulla strada di Damasco …
Ora, la vicenda di lui e quella di san Bruno, dei Certosini, dei solitari per così dire, non è una via che nasca dal disagio: semmai il contrario!
E’ che siamo chiamati e portati davvero dove Dio vuole – mi sembra di poter dire – e dove ritroviamo casa nostra, finalmente.
Vengo dalla prima notte trascorsa finalmente in mezzo alla campagna tanto desiderata – solo una casa colonica per ora, come una tappa di avvicinamento a quello che sento nel mio cuore, credo – tanto che ogni passo in questa direzione mi dà sempre maggior contezza e gioia del mio stato e della mia condizione.
Come a Giona, ci sembra che ci venga chiesto questo: di chiedere al nostro Dio di soccorrere (non certo solo noi, ci mancherebbe!) e di non abbandonare la via, anche se quella può sembrare impervia e difficile e scoscesa.
Il monaco Bruno – parliamo di dieci secoli fa ormai – fu poi richiamato a Roma presso la sede papale – un’emergenza - lasciando per un po’ il suo silenzio incantatore e lo fece, per obbedienza, anche se con grande nostalgia della bellezza del suo intimo colloquio con Dio, di cui scrisse.
Sappiamo quale sia la nostra strada: ecco; anche se accade che da Roma spesso ci richiamino, per quello che siamo, per restituire la consolazione che abbiamo avuto in dono.
Non ho avuto più notizie di Filippo, del suo vagabondare tra Certose e asili silenziosi che cercava. Vorrei – giuro! – che lui ed altri la via l’avessero trovata.
Magari un indirizzo ce l’avrei: il mio – oso. Perché si costruisce insieme sottovoce e anche da lontano; per giungere alla fine dove Dio ci avrebbe da sempre voluto.
