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Sergio Bacco e quel poco che sappiamo

Pubblicato da Enzo Cilento su 7 Ottobre 2015, 08:39am

Tags: #Lo spirito del viaggio

Sergio Bacco e quel poco che sappiamo

E’ raccolta e silenziosa, buia, la chiesa dedicata ai santi Sergio e Bacco, posta in un angolo della piazzetta per antonomasia di rione Monti, nel cuore di Roma. Di fianco, mimetizzata, la casa del pellegrino, di quelle che dovran pagare l’Ici insomma, secondo Francesco.

In ogni caso si tratta della chiesa degli ucraini, nella Capitale. Ne avevo veduti tanti di costoro alle sue porte; ma non vi ero mai entrato, prima di un giorno impreciso, un po’ di tempo fa, quando cercavo e cercavo e talvolta trovavo: forse si lasciava trovare …

Poi, una volta scoperta, prima di andare al lavoro lì nei pressi, è diventata un po’ una meta fissa prima della mia fatica quotidiana, così da scoprire anche il bello di altri costumi e usanze che mi erano sconosciuti fino ad ora.

Nulla di memorabile. Una bella atmosfera.

Di tanto in tanto, in chiesa si affaccia qualche monaca orientale e sacerdoti dal piglio e dall’aspetto inconfondibilmente slavo. E’ lì che ho preso a buon mercato un dvd con le litanie cantate in slavo antico; e una boccetta contenente dell’olio benedetto e qualche cartolina – poca roba – che ora conservo, come tante, tra le pagine di qualche libro.

Non sapevo invece di Sergio e Bacco, i santi cui la chiesa è dedicata, martiri sotto Massimiano Galerio (286-305) come scopro peraltro appena quest’oggi. Dei due, sulla facciata della chiesa, sono esposte le statue, una in particolare che ricorda un po’ il pope che ritrovo a celebrare nel dvd che vi ho preso; e – se vogliamo, a ben guardare – nient’altro di eccezionale, dal punto di vista artistico, nel tempio.

Non deve stupire – come fa invece con un provinciale come me – che le chiese di Roma siano state e siano ancora e di nuovo affidate a questa o quell’altra comunità di stranieri – per così dire. E’ sempre avvenuto in passato e avverrà ancora (ve ne sono di portoghesi, vicino piazza Navona, di francesi, dietro al Palazzo del Senato e gli asiatici frequentano santa Emerenziana, bellissima chiesa romanica, sempre giù in Suburra; così come i cinesi San Bernardino da Siena, i polacchi dietro via Cavour e i russi invece in zona Santa Maggiore, per dire …). Allo stesso modo del resto, per secoli le diverse corporazioni di lavoratori e artigiani, ne avevano di proprie e di particolari di chiese, fatte costruire con le proprie raccolte e dedicate ai propri santi eletti a patroni, da Giuseppe patrono dei carpentieri a venir giù.

Dalla parte opposta della piazza invece, Santa Maria ai Monti. Il quartiere è un po’ così, però: come una casa, un villaggio.

Alla morte del regista Monicelli, avvenuta qualche anno fa, in modo tragico e volontario, il parroco della Chiesa – pur contestato per questo, da qualche benpensante – all’uscita del feretro fece suonar le campane, perché il “toscanaccio” andava pur salutato dalla sua gente e dalla chiesa che lo aveva visto passare, anche se forse un po’ distratto (e chi non lo è?).

Come lo siamo spesso alle funzioni, la domenica e ai funerali; pregando, recitando il Rosario – chi lo fa – visto che oggi è di quella festa del Rosario che si fa memoria qui; a celebrare (lo sa ancora qualcuno?) la vittoria di Lepanto dei Cristiani, contro gli aggressori seguaci di Maometto …

Come distratti – ed è cosa ancor più grave – siamo di fronte a chi ci chiede di ascoltare, padri e madri sorelle spose, fratelli d’ogni risma; ché ormai sembra che non si abbia tempo di ascoltar nessuno, tanto siamo presi dalle cose nostre, dai viaggi delle nostre vite sbandate – un po’ – e senza direzione.

E’ che siamo tutti famiglie un po’ così, così poco famiglia: altro che riempirsene la bocca!

L’emergenza vera – mi viene in mente adesso, viaggiando dal Rosario a Bacco e Sergio, fino al Sinodo e a tutto quel che ne consegue – non è propriamente e solamente lo sfaldarsi della famiglia padre madre e figli, nonni; ma quello della famiglia umana intera, ognuno a spasso per i fatti suoi, senza radici e senza una reale appartenenza affettiva e di sentire, indifferenza insomma al destino altrui, “io per me; e Dio – semmai - per tutti”.

Ma questo forse non è nuovo a questo mondo e non dovrebbe essere il sentire di un credente cui non è chiesto il pessimismo, quello no. Solo lucidità semmai; e una speranza confortata dal fare – in qualche modo, in qualsiasi modo – quel che c’è dato, che c’è chiesto; quel che sappiamo.

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B
Seguendo (credo) lo Spirito messo in Viaggio nel Blog, racconto del mio piccolo gesto che puó essere considerato solo e semplicemente il simbolo dell'attenzione e del coinvolgimento che l'Uomo puó rivolgere e sentire non solo verso i propri figli, i propri fratelli, i propri genitori, ma anche verso "la famiglia umana", verso l'Altro piú lontano da sé, a volte giunto su un barcone, sul vagone di un treno "speciale" o da raggiungere in qualche angolo "difficile" del mondo.<br /> Amorevole attenzione contro arida indifferenza si diceva nel post: un sostegno concreto per quella Speranza che cela ancora un timido ottimismo per il futuro, per far(mi/ci) trovare un modo.....<br /> Dimenticavo una coincidenza: uno dei "nonni" in questione si chiama Sergio anche se l'altro non é Bacco.
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B
Senza averlo messo in programma, ieri lo Spirito del Viaggio mi ha condotto "alle spalle" della Chiesa di San Giovanni Bosco; un luogo sacro di certo moderno rispetto a quelli citati nel Blog - ma divenuto di recente particolarmente famoso sempre per un "ultimo saluto" che ha fatto Notizia (tanto per rimaner in tema con quanto giá detto nel post); dicevo che mi ha condotto lí il desiderio/dovere di parlare di un tema delicato (non annoio i lettori con i dettagli) con un paio di persone non piú giovanissime. In qualche modo si trattava di "fare il necessario" a completamento di uno di quegli atti della vita che cambiano lo stato delle cose e quindi delle persone indirizzandole verso "il possibile ed anche l'impossibile" (come ricordavo nel mio ultimo commento, aiutata dalle forti parole di San Francesco) . Come se lo Spirito mi avesse segnalato "un'emergenza" (leggo nel Blog) rivolta - in questo caso - a informare/sostenere dei "genitori/nonni" che si interrogavano appunto riguardo "lo sfaldarsi della famiglia" proprio in questi ultimi giorni durante i quali abbiamo in molti assistito tramite i canali ufficiali (per loro solo Tv e giornali, per noi anche altro) al Sinodo dedicato a tale argomento.
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