Dopo l’incredulità e lo sconforto, ora son preso come non mai da questa condizione di vita; c’è come un’ebbrezza adesso: non lo nascondo.
Quella del “monaco” dopotutto non è che un’Unità che, per ventura e per grazia si “va” compiendo; è come un’avventura: nel senso che si tratta di un “avvento” e di qualcosa che sopraggiunge; come una continua incarnazione in atto, che ci è chiesta ed è in continua formazione. Si tratta di qualcosa che avviene, ecco, e che si muove; non mai eminentemente un approdo e non mai un rintanamento; a meno che “rintanarsi”, rifugiarsi, nascondersi, fermarsi non sia anch’esso parte di quest’avventura, una tappa, quand’è l’ora e la situazione, perché talora anche questo può esserci chiesto.
Voglio dire insomma che solo questo spirito vitale può star dietro a questa scommessa; e che la storia ce li mostra così i monaci “veri” quelli per ventura; quelli del passato, alcuni, capaci di andare e dissodare ed aprire e fondare, pur senza essere per forza “chierici vaganti”, irrequieti, che è poi tutta un’altra cosa ...
Tanto che credo in sovrappiù che solo in questo possa essere il futuro vero e fecondo di questa condizione: la vita è sempre movimento, interiore quanto meno; e laboriosità, non accomodamento.
Ma sto un po’ esulando dal tema, perché su questi altri invece, intendo tornarci in questi giorni, eccome …
Sono preso – dicevo, ecco – catturato come non mai, dalla lettura di cui dicevo un giorno fa (Il Quinto Evangelio).
Capita davvero così di rado di non veder l’ora di riaprirlo un libro, per andare avanti; di sentirsene avvinti. Forse l’ultima che ricordo fu con i Karamazov qualche anno addietro; e con la vita di Francesco di Cardini; ciò a cui collego un po’ il mio risveglio, in fondo, già latente.
In questo che vado leggendo ora, avverto intanto come una sorta di consonanza, forse di più; e non solo con la mia visione della vita (e forse del Vangelo). E’ come se ancor più quasi mi sentissi confermato – se ne avessi ancora bisogno – sulla strada intrapresa.
Io sono questo, eccomi “ripreso”: sono quest’uomo che tra molti inciampi ha pure speso tutta la propria esistenza alla ricerca: di un Graal e di un Vangelo appunto che chiarisse e confermasse quanto mi sembrava di avere intuito, suggerito forse.
E’ quello che vado cercando nei miei vagabondaggi (?) ancora; nelle mie ricerche, quindi nei miei movimenti e nelle mie letture; e sono assetato di leggere e di scoprire il modo in cui altri han fatto come e meglio, prima di me. Di come costoro abbiano lasciato il segno della loro presenza e del loro passaggio nei luoghi in cui hanno soggiornato e in cui hanno “viaggiato”, fosse stato anche solo col pensiero, la riflessione e la ricerca: lasciando segni di sé, timidi e discreti, magari su di un libro, un manuale, un codice, persino.
Certo, che poi viverlo il Vangelo sia altro anche e soprattutto, è vero (e magari molti di loro lo han fatto). In ogni caso, sempre una magnifica avventura, una novella, ciò che indirizza la vita.
E’ la nostra dignità di uomini che lo impone. Così che mi ritrovo qui, anche in rispetto ad essa, in sua fede, che son qui a costruire, a inventare, a rimodulare uno stile di vita; persino una regola che la strutturi: un abito, un habitus, una situazione.
Siamo spugne, così, senza nulla disprezzare: ritrovandoci come prolungamento di quanto lasciato in quei libri, in quella regola e in quella storia, con le esperienze altrui, nuove, a portata di mano; con quel che si conserva nelle biblioteche, senza per questo essere archeologi, senza esserne schiavi. Ci vengono incontro giganti e modelli che son stati tutti capaci di assorbire e insieme di rinnovare, di rifondare.
Oh sì. Talvolta mi prende il cruccio di incontrare così poca voglia di novità qui attorno; e non è un problema mio - mi dico - dopotutto; se siamo come Messner e Bonatti, insomma; e questo un po’ si paga. Mentre non paga il conformismo, mai!
La verità è che Il Quinto degli Evangeli incontrato quasi “per caso”, depositato prima a casa dei miei, in una libreria; e poi a lungo sulla mia scrivania, al solito sembra cadere nel momento giusto nella mia vita.
E che m’invita a perseguirlo ancora questo mio obiettivo, chiamati come siamo a dare al mondo un’altra via.
Ci sono migliaia di uomini prima che di questo han lasciato orme – se ne sente la voce - che chiedono la conferma di non essere passati invano. Si ha come la sensazione di essere legati a loro e loro a noi.
Che non si cancelli il cammino segnato tra le rocce e i rovi e lungo i sentieri. Che bisogna scommettere e muoversi e pregare perché niente rimanga senza eco; niente è più come prima dopo la scoperta del fuoco.
