Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


Di una vita appartata

Pubblicato da Enzo Cilento su 13 Settembre 2015, 09:52am

Tags: #Vita consacrata

Di una vita appartata

Mi sembra di poter dire che solo una vita piena di silenzio sa farsi una vita capace di ascolto. Anche se nessuno nega che ci possa essere dentro ed attorno a noi anche un silenzio solo apparente, pieno di frastuono e di rivendicazioni, un silenzio in cui ci rimane in gola un grido strozzato e in cui riempiamo il vuoto apparente di un profluvio di parole; come quando si prega e si dice, si dice, si dice, “come fanno i pagani” – dice il Vangelo. Già! Come se noi invece …

Il silenzio vero, invece – quando c’è ed è sempre una conquista, minacciato com’è da mille cose e da noi stessi, dalle nostre pretese – è come se ci aprisse l’udito e la vista; così che quando esso è lacerato da altri che sono e che hiedono di essere qualcosa e qualcuno, anche nella nostra vita; esso si mostra sorprendentemente capace di sentire, proprio perché non è diventato sordo per il troppo rumore che sempre ci circonda e che i sensi alla fine ce li ottunde e ci rende rintronati e soli, sordi appunto, ad ogni cosa.

Riflettevo su questo - anche se ero partito da altro stamattina - quando ad un tratto, davanti alla chiesa, sono stato avvicinato da un uomo, poca scuola in apparenza, eppure una voglia di sapere e di scoprire a sua volta, che mi racconta quel che non so (non ne so nulla invero) di questo paesino nel quale mi trovo ora, dei vecchi insediamenti, dei suoi castelli i monasteri della zona, delle fonti d’acqua e delle grotte, delle cisterne e persino dei pochi affreschi sotto l’arco, dove una volta c’era il monastero di clausura femminile in passato. E tutto con una gran voglia di farsi ascoltare.

Cos’è dunque che ci fa capaci di farlo, di ascoltare, senza pregiudizi – almeno in parte, ora? Cos’è che ti fa udire l’altro e gli altri (non è il solo caso questo) con un’apertura che non ti era conosciuta, tu, un po’ trombone in genere, così pieno di te da credere che nessuno abbia più niente da dirti, nulla che ti possa ancora interessare?

Per me, non è che la conseguenza di questo amore conquistato del silenzio, che è poi sempre una domanda, un fare il punto spesso con quel che sei e che ti parla.

Insomma, non voglio dilungarmi: questo è il punto.

Pensavo alla mia scelta di una vita solitaria, un po’ nascosta e silenziosa appunto e ne avrei voluto fare l’elogio; quando mi sono accorto che la vita solitaria non è misantropia, no, non è questo: è una vita sottovoce semmai; dove il silenzio si alterna alla parola e dove ogni uomo ha voce, perché non è coperto da nessun frastuono.

E’ questo disabituarsi così tanto al continuo vociare del mondo, che quando giunge un suono, questo è riconoscibile ed ha un volto, ha insomma un nome.

Ripensavo alla vita solitaria dei grandi del mondo antico. Ricordo le passeggiate e i piaceri frugali di Virgilio e di Orazio in campagna; il ritiro e il raccoglimento predicati da Cicerone e Seneca “morale”; dei giorni solitari di Petrarca, Guicciardini e Machiavelli più tardi; al silenzio e ai paesi silenziosi dei poeti.

Per qualcuno, è il buon ritiro, delusi dal mondo. Per altri è solo un’ambizione vana e fluttuante, dopo le fatiche di una vita.

Per altri, per noi, post Christum Natum, non può essere solo questo; anche se l’otium – che certo non aborro - non è che non consoli né che non sia contemplato.

Per noi è lo spazio da dedicare innanzitutto ad un ascolto: della Parola, di noi stessi, al godimento e ai fremiti di ciò che è creato; è il luogo della coscienza dove tutto ci interpella e ci fa più sensibili al grido del mondo, a cui offriamo il nostro contributo a capire, a consolare e a pregare – perché no? – a dare una spiegazione, per non dire una speranza, che certo non da noi dipende.

La nostra, la mia solitudine non è schizzinosa, non è snobistica e non è solo esercizio di rifiuto del mondo; è una via aperta, una come altre, per restituire all’uomo la sua capacità di non sentirsi solo, un asino tra i suoni, un grido anonimo nel clamore della folla.

Non mi sento inutile invero per questo, come non è inutile agli occhi d Dio – credo - e neppure degli uomini che vogliono capire, il contributo di chi procede ad una liberazione: dall’inferno. Il che in fondo offre una speranza alternativa; che esiste un altro modo per vivere, senza farsi travolgere: non dai bisogni degli uomini – che quelli veri solo così li sento e li vedo quasi tutti – ma da quelli indotti invero: che fanno chiasso, fanno rumore in un animo minato e bombardato da una civiltà a cui dell’uomo non importa niente.

Sento che è questo che va detto oggi.

Di spegner la televisione, youtube, la filodiffusione, Sky e tutti gli ordigni del mondo; di appartarsi, almeno un po’, di chiudere tutto ciò che ci rende sordi.

Perciò esistono i sacerdoti del silenzio – mi permetto di pensare – che sono poi quelli dell’ascolto; quelli dell’elogio della vita solitaria, appartata; non schizzinosi uomini stanchi ed estenuati, ma gente a cui d’un tratto una Voce, una Persona, un Verso ha finito con l’aprire l’occhio e l’orecchio, fino ad affinarne i sensi, a farne degli esseri apparentemente umbratili, e in verità capaci di vibrare spesso, come al vento una foglia. E’ questo che ci vien chiesto; anche se come tutto ha un costo.

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti