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Tutto quello che sarà

Pubblicato da Enzo Cilento su 12 Settembre 2015, 09:39am

Tags: #Vita consacrata

Bisogna chiarire, fin quando è possibile. Ho molte cose ancora in sospeso che vorrei dire, anche persone e situazioni che vorrei recuperare. Penso che ogni uomo onesto e perbene lo vorrebbe fare. Cos’è che non è andato? Ci sono molte storie che implodono così, e si chiudono senza una ragione esplicita ed evidente.

Perché d’un tratto non ci si chiama più – mi chiedo - e non si continua più un discorso lasciato a metà? E cosa sarebbe accaduto se non fosse andata in questo modo?

Era così che mi chiedevo ieri sera.

E pensavo agli scenari che si sarebbero materializzati e che non son stati invece, in caso diverso.

I miei amici di Frigento, per esempio; e poi quelli alla Badia; quelli a Milano, ancora in Abbazia e così andando. Eppure di loro – voglio dirlo - ho conservato molto: né parlo solo delle figurine che mi dicevano “ama il prossimo tuo” messe nel libro; o di cose dello stesso tenore.

Da ognuno insomma mi pare di aver trattenuto e preso qualcosa; l’ho conservato. Dai miei amici di Milano ho mutuato i tempi e i modi di preghiera; la sveglia bella nel cuore della notte; le letture e persino il retto tono, quando ne ho memoria.

E mi ricordo di bello i chiostri frequentati, le passeggiate all’interno, torno, torno; il tempo all’aria aperta e persino le pulizie fin su dentro le scale.

Quel ritmo e quel metodo applicato, l’abitudinarietà - per certi versi - son diventati mio patrimonio; e la mia vita scorre anche così; anche grazie a loro, nonostante tutto.

Ci fu un saluto frettoloso e freddo alla fine che mise fine a ogni nostro discorso. Vorrei poter dire ora “questo è vostro” e ribadire che non tutto è stato invano. Così ugualmente di altri luoghi e altre situazioni. Persino delle ore al catechismo e della familiarità un po’ così, in una chiesa di periferia.

Mi chiedo – è lecito - se si tratta di rimpianti; e quanto si debba fare in questi casi.

Solo mettere a frutto errori e rielaborare – direi: restituire onestamente valore e dignità a quel che ne ha di suo, anche se riconoscerlo è costato fatica, facendo attenzione d'altro canto al potere un po' idealizzante d'ogni ricordo, specie se lontano.

Si tratta di un bel lavoro, un gran lavoro da fare, ma non ci spaventiamo.

Credo che questo tocchi a tutti, prima o poi. Nella vita di ciascuno c’è spazio col tempo per gli eventi e gli uomini da rivalutare, da riconsiderare. E va fatto.

Ne son certo, perché ti dà una pace grande e ti ridà un po’ il sorriso, non sempre malinconico, che nasce da quel senso di giustizia e che riguarda ognuno: riconoscere i propri meriti a ciascheduno, quel che ha contato, quando è stato.

E’ proprio la giustizia, l’onestà che ci spinge a farlo; che ci fa vincere l’orgoglio, il non riconoscimento pertinace del valore altrui; che alla fine ci fa dire che in qualcosa anche noi potremmo aver sbagliato, mal valutato; e che la verità ha spazio anche nell’altro.

Bisogna esser vecchi per far questo?

Ma no. Solo bisogna cominciare a ripensare con lucidità alle cose, da distanza e con saggezza, certo; e non si finisce mai. Io trovo che sia un gran bel modo per riconciliarci con quel è, che è stato; per preparare meglio quello che sarà, tutto quello che sarà.

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B
Cosí seguendo lo "spirito" del titolo letto oggi per il pezzo del Blog, ribadito in chiusura e sostenuto da un verbo coniugato al futuro rinnovo anch'io il proposito di guardare avanti al positivo considerando invece - a mó di incoraggiamento - un altro bell' esempio di situazione "recuperata/mantenuta" malgrado le variabili della vita.<br /> Un rapporto che va avanti da diverso tempo (nato fra i banchi della scuola media), ma che ad un certo punto dopo quattro/cinque anni, nel corso delle superiori, "era imploso", si era spento...cosí senza apparente motivo; e forse - avendo percepito il pericolo di un possibile naufragio - abbiamo cercato di fare "un buon lavoro" di salvataggio, per resistere al tempo e alle intemperie della vita. Rispetto, onestá, sentimento vero e profondo, sana complicitá, empatia, dialogo e silenzi, sorrisi e lacrime, leggerezza ed impegno, ed altro ancora forse: che puó sembrare un lista lunga e di "materiale non facile da reperire", ma in certi casi la scialuppa di salvataggio, la scintilla del recupero é semplicemente e "Miracolosamente" (lasciatemi passare un termine che ha il sapore di Fede) nel cuore, sul volto, nella voce, nel sorriso (come si diceva giorni fa ricordando sul Blog quello di Chaplin), in una manciata di parole sentite, in un abbraccio.<br /> E cosí dopo 40 anni, io sono la madrina di Battesimo di sua figlia e lei del mio......<br /> e poi...Tutto quello che sará,<br /> Tutto quello che coniughiamo al futuro....
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B
Mentre leggevo il pezzo del Blog mi son apparsi subito davanti i volti di quelle ragazze -ora donne adulte -con le quali, sin dai tempi della scuola e dei primi anni di lavoro, avevo instaurato rapporti piú profondi rispetto al "semplice e quotidiano" studio o lavoro e tempo libero condiviso: si trattava proprio di una parte di vita condivisa con sentimento e ..dedicata a.. qualcosa di piú; un paio son naufragate appunto senza "una ragione esplicita ed evidente" e l'altra ormai é appesa ad un filo (resistente ?), ugualmente senza un perché dichiarato. Qualche anno fá peró, in momenti diversi (senza aspettare la vecchiaia, direi) ho provato a scrivere, parlare, chiedere un sano confronto; forse non ho saputo scegliere il modo e/o il momento migliore, forse non erano maturi i tempi per condividere le reciproche motivazioni di una inevitabile evoluzione del rapporto e/o di un necessario distacco. Malgrado questo istinto dettato dal cuore che deduco sottolineasse l'importanza, le radici messe da quanto giá costruito con loro, auspicando frutti futuri, tutto si é spento o quasi senza poter far un pó di luce sull'accaduto: e un pó di amaro rimane in bocca.
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