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Viaggio di Chiara

Pubblicato da Enzo Cilento su 11 Agosto 2015, 10:07am

Tags: #Lo spirito del viaggio

Viaggio di Chiara

Viaggi … E Viaggio in Santa Chiara, oggi, 11 di agosto, e san Rufino, cattedrali, Umbria, Assisi, amboni e profili grifagni per sgocciolatoi, piante esagonali - credo - in piazza e pietre, anche alle pareti, una porta ed una cuccia, come una cappella, lì; una buca per un bigliettino “preghiamo per le vostre intenzioni”; cosa che ho ritrovato solo di rado, in altri posti in questi anni: “preghiamo per voi!”, vicino al sepolcro di un’altra donna, Caterina.

Come se a farlo non bastassimo a noi stessi; e come “se volete, vi evitiamo il disturbo”; mentre un disturbo invero non è, “mi creda, no, davvero, si figuri è un piacere, signore!”; anche se a chiedere e a chiedere ancora ci si stanca invero; e forse uno, ogni tanto dovrebbe anche dire “ah, grazie! Niente male, come vanno le mie cose …”; solo che non ci si pensa mai e diciamo pure che non sempre così vanno le cose.

Insomma Chiara, povera e contenta; io (e noi) “Scuro” spesso e insoddisfatto, prima e dopo aver varcato la porticina a sinistra della piazza, la cappella “santa Chiara, che magari, se pregassi per noi …”.

Viaggio di un giorno per attraversare la piazzetta un po’ in salita, come tutto; e scoprirsi a pensare ai ragazzotti che muoion di questi giorni, impasticcati, stamattina (lo abbiamo fatto anche noi, sopravvivendo però, chissà come …): un po’ di anfetamine non fanno male, no; e poi anche un goccio di alcol; aggiungi poi dell’altro, se sia il caso: che proprio non riesco a stare bene, che proprio mi vorrei divertire. Come me, che “divergo” e giro il collo e lo sguardo, colline e verde, eremi insomma amati e paesetti, avventure meravigliose; che invece la nostra vita tutta idolatrica non ci diverte punto e non ha un’avventura che sia una; che è tutto così – vorrei dire – confezionato, il viaggio l’avventura e lo stile di vita, il colore dei capelli e il copricapo, la tartaruga sull’addome, le nostre prestazioni in vasca e anche a letto, se sia il caso.

Viaggio in un “altro” mondo, mondo “altro” a tutto tondo, ecco, quello che vorrei.

E’ un peccato che pure lì, metaforizzando, alla cuccia della santa, per giungervi, tu debba attraversare la piazza del Comune agghindata e finta, e i suoi stendardi, i gonfaloni falsi e i venditori di collanine e souvenir e di rosari, di tau e oggetti in legno che di sacro han solo il dio-denaro sul retro; viaggio fuori, dalla porticina e dall’urna, dalla cuccia dove infilare il bigliettino, viaggio verso una dimensione che mi stimola la giovinezza; altro che anfetamina!

E’ una vita diversa quella che andiamo (vanno) cercando e nessuno gliela sa dare e indicare. Questo il problema. Non credi?

Solo ripetizioni invece, e cliché, viaggi già fatti insomma, processioni idolatrie, miti e piazze esagonali, pietra viva alle pareti, ciottolato; e poi ancora muscolatura e resistenza, imprese sessuali; negozi di souvenir, macchine e ipod per scomparire, dietro un non andare in alcun luogo, altro che morire!

E’ altro che vorrei avere e dare: è questo che si chiede a noi maghi stitici e senza fantasia, che alla bacchetta in legno, abbiamo sostituito una cannuccia di plastica dalla lucetta scema intermittente, fatta a Taiwan e che potrebbe essere altrove; che anche i rosari e le statue del presepe viaggiano fin dalle mani bimbe della Repubblica Popolare Cinese.

E vivere così è stare immobili, è non vedere, non sperare, soffocare e non offrire nulla se non pasticche; domani, dico, come ieri e ieri l’altro, sempre.

E io che invece solo vorrei vivere un’altra cosa; creare e ricreare un altro modo; un altro ancora. Quanto viaggiava certa gente come Chiara, giovane e reclusa. E noi che viaggiamo e ci sentiamo in prigione.

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