Continuando il discorso sulla semplicità, il saper valutare quel che si è e che si possiede ed anzi si ha in dono, senza farsi prendere dall’ansia (del domani soprattutto), il passo del Vangelo di Matteo ripreso appena ieri, raccomanda “guardate i gigli dei campi”, così come gli uccelli del cielo, certamente.
Insomma un inno alla libertà di spirito e ad un altro stile di vita.
L’agiografia francescana, tra le altre, la mitizzazione del santo che peraltro ammiro con forza, ha preso a piene mani dall’immaginario conseguente al discorso riportato dall’evangelista Matteo. Se poi pensate che la sua divulgazione era soprattutto rivolta al popolo di tradizione ebraica, vi renderete conto che questa esaltazione non della Provvidenza di Dio, da attendersi, ma del distacco dai beni, della esaltazione della sobrietà, doveva risultare esplosivo. Fin qui, nella tradizione giudaica, la benevolenza di Dio si esprimeva anche nel benessere materiale raggiunto dagli uomini, salvo comprendere che quello stesso benessere era un dono che ci si poteva aspettare rispettando ad esempio gli ultimi, vedove e orfani, i poveri; il riposo del sabato; l’anno giubilare che prevedeva norme per la riduzione del debito, il suo annullamento e la restituzione delle terre avute in eredità, una vera e propria patrimoniale ante litteram.
A ben vedere, a differenza di quel che viene stancamente ripetuto sul popolo ebreo, il danaro ed il guadagno non aggirano né cancellano quelle norme di umanità, di rispetto verso Dio e verso gli uomini che rendono il profitto sano e santo nella misura in cui non avviene in modo immorale e disonesto (quante volte si ribadisce la necessità di non falsificare il peso delle bilance, di non frodare, per esempio, di non usare unità di misura truccate ed anzi le unità di misura sono un argomento principe quando si parla di donazioni, al tempio ed ai sacerdoti, ai bisognosi).
Abbiate sempre fede invece nella Provvidenza di Dio e non vi angustiate per il domani.
Quei gigli dei campi, bianchi e viola come spesso ne vedo, simbolo di pulizia e di inatteso prodigio (niente è impossibile a Dio, neppure che sboccino tali bellezze senza che nessuno abbia seminato), fioriscono sul bastone del patriarca, di Aronne e di Giuseppe.
Sono ai piedi di Antonio, il santo di Padova; sono un richiamo continuo al miracolo che avviene sotto i nostri occhi solo che non ci si dimentichi di guardare. E’ proprio questo che perlopiù abbiamo dimenticato. Guardateli, per provare fiducia.
L’ansia prende colui che non vede più niente, se non lo sforzo immane che pretende da se stesso, pensando che tutto si conquisti a duro prezzo.
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