“Qualsiasi cosa tu stia cercando, qualsiasi cosa tu stia fuggendo, è un tuo diritto provare e sperimentare: è tuo diritto persino provarne paura. Ma non aver paura però se dovessi restare solo in questa tua ricerca. Coraggio, in ogni caso”.
Così un mio vecchio amico, di fronte alle peregrinazioni nostre di questi anni. “Ora hai veduto” – mi fa - “ora puoi dire di cominciare a sapere”.
Andiamo avanti a tentoni: è un diritto.
Andiamo avanti per tentativi, e sorretti – si spera – da una coscienza limpida che quanto meno non cerca secondi fini. E tanto basta. Se fosse così, sarebbe questo l’animo retto di cui tanto si dice. Esso salva. “Perdonami, anche dagli errori che non vedo” – dice un salmo.
Gli uomini e le donne impegnati in questa vita è questo che fanno: educando un figlio e lavorando; insegnando e recitando; scrivendo e legiferando: gli uomini sbagliano ed è un loro diritto. A noi il diritto di sbagliare.
Me lo dico sempre ora, dopo anni di perfezionismo sterile. Ed è questa la base del perdono. Tutti hanno il diritto di sbagliarsi.
Fa parte del nostro limite.
Poi certo, vorremmo che tutti avessimo l’onestà di ammetterlo. Ma non è da tutti e non tutti ne sono coscienti. Adoro ora poter dire “amico, ho sbagliato. Scusa”.
E’ così che ho trovato pace, quella che ho, cercando di rimettere a posto vecchie amicizie compromesse e rapporti familiari che sembravano irrecuperabili. Oggi so di aver fallato spesso, anche sul lavoro. Ma ne avevo il diritto.
Detto ciò, sembrerebbe davvero che siano questi, giorni fatidici per ciò che andiamo progettando; e forse lo sono proprio a partire dal riconoscimento degli errori commessi, il che peraltro non ci garantisce il alcun modo da non compierne altri. Ma chiedo scusa anche per quelli; me ne faccio una ragione.
Sono contento e trepidante invece per quel che appare all’orizzonte …
So che molti tifano per me: pregano. E so che quel che sognavo, col fisiologico margine di errore, sta prendendo una sua forma.
La verità è che ci sarebbe una ricchezza di cui sarebbe bene disfarsi, sempre: quella di sentirsi proprietari della verità, di tutta la verità, di nient’altro che la verità.
Il mio lavoro e il mio progetto riparte di là. Non possedevo la ricetta perfetta, non la possiede nessuno. Da qui si riparte e solo così si arriva da qualche parte.