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Storia del santo armigero

Pubblicato da Enzo Cilento su 19 Agosto 2015, 08:44am

Tags: #Vita consacrata

Storia del santo armigero

La “Peste Nera” ne mieteva a migliaia, nel 1348. Basterà guardare le rappresentazioni iconografiche del tempo per rendersi conto del terrore che invadeva le contrade. Nelle sue vesti più consuete, mostruosa e con la testa di un animale, incappucciata e come la Nera Morte che reca in mano la sua falce in mezzo all’aia ed alla piazza della città; essa costituisce l’ossessione, la compagna spettrale e indesiderata, “ricordati che devi morire!” di un mondo spaventato ed incapace di difendersi. Ma non è delle novelle di Boccaccio e dell’allegra brigata che devo parlare ...

Volevo dire semmai di Bernardo Tolomei (ieri mi è tornato in mente), nobile senese che proprio in quell’anno si sarebbe spento, 1348, dopo essersi ritirato in un suo maniero, nel Senese, a Monte Oliveto Maggiore, fondando di suo, l’Ordine monastico degli Olivetani. L’ho visitato e si tratta di vero castello infatti: tale appare al visitatore.

E’ una trafila strana e anche consueta questa, a ben vedere – riflettevo - : che uomini d’armi e capitani di ventura d’un tratto si costituiscano in altro Ordine e Milizia, in verità.

Così fu per Tolomei appunto e per Ignazio de Loyola, vedo; e per molti altri ancora. Un popolo di armigeri.

Forse fu anche pensando a loro che Manzoni s’inventò lo spirto guerriero e convertito del suo frate, Cristoforo.

Ma sto andando fuori traccia, ad ogni modo.

E anche dopo, molti altri passarono per le armi (de Foucault , tra gli altri), prima di approdare a certe scelte integrali.

La guerra lascia il segno ecco; e così la milizia, si direbbe, né potrebbe essere altrimenti. Per quelli che maturano patologie nervose di cui non guariscono più (i reduci, spesso, non solo del Vietnam e della I Guerra Mondiale) e notti insonni; quelli che da quel momento la vita è davvero un’altra cosa; che la Donna con la sua falce di luna acuminata l’hanno veduta fare a brandelli la vita. La vita insomma non è più la stessa: è un linea di demarcazione.

Bernardo Tolomei è venerato oggi come santo; se ne fa memoria quest’oggi per l’esattezza, 19 di agosto; ed è della medesima schiatta di quella Pia (de’ Tolomei, anch’essa) messa in pochi versi altissimi, in dissolvenza, da Dante.

I Tolomei del resto son tanti tra Maremma e Senese, e anche quel ponte detto della Pia l’ho veduto. Accadde durante le riprese di un “corto” a cui ho partecipato. Tema: gli orrori della guerra, l’ultima guerra.

Noi che la guerra l’abbiamo fatta, in molti modi, e che la morte ce la siamo portata a fianco, a spasso, non potremmo continuare come se tutto fosse uguale a prima, anche se io non sarò mai santo: mi par chiaro. Sarò altro però da prima, questo senz’altro.

A Monte Oliveto Maggiore sono stato venti e più anni fa. Non ho dubbi: disordinatamente, ho sempre avuto ben chiara una sorta di affinità e di richiamo: non con le armi, ma con una milizia, questo sì, pacifica, come di guarnigione, in un posto come quello del Bernardo Tolomei. Salvo scoprire che siamo anche un po’ degli avventurieri e dei capitani di ventura, dopotutto, poco stanziali.

Che a volte ci è chiesto di restare e altre di muoverci e partire: spesso di “ripartire”, invero. Alla ricerca di un altro castello da condurre a nuova destinazione.

Trasformare le cose in fondo appartiene all’arte del creare che più somiglia ad una Trasfigurazione, forse ad una redenzione. Nulla è perduto per sempre- verrebbe da concludere - insomma; e tutto può diventare l’opposto di ciò che era.

Quello che insomma non sembrerebbe mai impossibile a Dio; e anche a chi confida in questo. Forse per via della solita idea del granello di senape. A partire da quello si spostano le montagne. E si trasformano armigeri e castelli.

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