Mi sono messo in treno stamattina con una polo rosso ed un paio di bermuda cachi, un po’ retrò. Mi viene da arrossire invero se penso all’emozione di sentirsi dire “torna presto” alla partenza; e se nel posto in cui ritorni ora ti si dice “bentornato”; il che mi commuove sempre, perché tornare a casa – in tante case! – dove c’è uno che ti aspetta è forse il cento per uno che io neppure mi aspettavo: “bentornato!”.
Bentornato non perché tu sia venuto a patti: per amore, credo, solo per amore. E allora ci si chiede se tu sia cambiato e in cosa; cosa l’abbia fatto; o se invece non sia accaduto che tu abbia visto infine (non era quello che chiedevi? “Fa’ che io veda”). Anche se non per tutti tu dovessi essere bentornato allo stesso modo e con lo stesso slancio.
Il cuore certo così ti si divide, ti si lacera e vorresti: dare tutto a quella casa e all’altra ancora e invece devi solo imparare che la tua casa è ovunque ti porti il tuo cuore in pace: è a questo cuore che tutti dicono bentornato.
Mi son messo in treno stamattina con una polo rossa (come l'amore, rosso il suo mantello) e mi sento un po’ spiazzato e un bel po’ confuso, come sa fare solo l’amore della gente.
E l’amore spiazza, per fortuna e ti confonde. Sennò che amore mai sarebbe? E tu – come cantava il poeta – vorresti che ti facessero un po’ a pezzetti, per poter dare ed essere dove senti che c’è voglia di te.
Come l'amore rosso, il suo mantello, tu lo seguisti senza una ragione, come un ragazzo segue un aquilone...
