Non è moltissimo e non è neppure niente. E’ quel che basta perché si metta in tavola un panino da mangiarsi assieme. Quello che abbiamo è sempre sufficiente per essere diviso. Talvolta si chiama buonumore, qualche volta conforto; altre, malinconia e altre ancora solo quel che siamo, che è poi quel che possediamo. Se è questo che offriamo, finiamo sempre con l’essere generosi. Retorica?
Cosa c’è di più prezioso che noi stessi? Niente retorica, bado all’essenziale. Questo va regalato e questo penso che sia in fondo il regalo più difficile da fare.
E’ un po’ come dire che il gesto (il cuore, l’autenticità) è quello che conta e che non stiamo lì a far le pulci al valore (materiale) di quel che diamo. Vale la verità e lo slancio; o no?
Porsi il problema del valore di quel che diamo – direi – insomma è sempre un falso problema.
Agli amici (veri) infatti doniamo sempre così come siamo e come stiamo e l’amico (autentico) apprezza quello, anche se qualche volta il sapore non è quello preferito.
Così, pani e pesci offerti e condivisi sono quelli che abbiamo nelle nostre ceste, nelle sporte e nelle nostre teste.
E con quelli si finisce sempre per sfamare gli altri, che è sempre con noi che vogliono condividere la tavola, non con la quantità di cose che potremmo avere comperato.
Insomma, niente di meglio di un po’ di pane fatto a mano. Tanto basta. Per il resto basta andare al mercato.