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Saviane '70

Pubblicato da Enzo Cilento su 2 Maggio 2015, 08:05am

Tags: #riletti

Saviane '70

Cambia la sensibilità letteraria a distanza di qualche decennio. Forse accade di meno solo per poche grandissime opere.

Mi è accaduto di verificarlo con forza, una volta di più, in questi giorni. Avevo ripreso in mano uno di quei libri che vedevo leggere a mio padre quand’ero bambino, quarant’anni fa: “Il mare verticale” di Giorgio Saviane.

A suo tempo esso costituì un caso letterario.

Ne fa fede il successo da best seller o l’introduzione autorevole di Carlo Salinari, in apertura del libro. E questo mare verticale è proprio un libro dall’inconfondibile sapore da anni ’70.

Un viaggio letterario che sta tra Stanley Kubrik e Charles Darwin, Evoluzione e Bertrand Russell, esaltazione della scienza e ri-conversione della filosofia; con quel suo lessico intriso delle “scienze nuove” del tempo, sociologico e psicanalizzante, subconscio e ancestrale, antropologico. Chissà …

Chissà se nell’uomo è davvero la traccia di tutta la sua storia sulla terra e anche altrove; o la memoria del suo principio; della legge del branco, dell’ominide che saremmo stati e del ricordo cromosomico del sentirci deboli indifesi braccati.

E chissà se questo Dio cui rimanda Saviane non sia soltanto lo schema del padrone a cui fuggire e da contrastare, padre e padrone; uomo quindi come contrapposizione con l’autorità, perché egli cresca.

Schema un po’ riduttivo e forse persino adolescenziale, di quest’uomo eterno ragazzino che non vuole crescere; e se cresce, ciò può accadere solo con l’uccisione del padre appunto; di Dio-Padre anche lui (la morte di Dio- Dio è morto) e con la conquista della madre, ripetizione rituale del complesso di Edipo.

Dio/Padre ostacolo da superare; padre/autorità come tradizione da contraddire per modernizzare, innovare, liberarsi; legge regola principio come tabù da infrangere per crescere ed affrancarsi.

All’inizio gli uomini si accoppiano solo con le donne del clan. Sarà l’infrazione di questa regola ad aprire altre frontiere.

Dite se tutto questo non ripete il sapore di quegli anni, di Liberazione, di Contestazione, di contrapposizione; di Rivoluzione, anche sessuale.

Non è bene e non è male. E’ spirito di quel tempo.

Ed è così che il Mare Verticale è documento che ha una data, è storia letteraria a suo modo; e testimonia un modo di pensare.

Sullo sfondo passano storie psichedeliche e allucinate, come la musica di quegli anni, molto più smaliziate e disperate di chi invitava “mettete dei fiori nei vostri cannoni”.

L’uomo di Saviane sa bene che l’uomo più che per i fiori si distingue e si supera, si “seleziona” e si impone per l’uso delle armi e di tutti gli strumenti di potere: talora persino attraverso tabù e religioni, leggi e convenzioni sociali.

E la storia è la storia del vincitore; anche nella sua evoluzione.

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