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In ricordo di monsignore...

Pubblicato da Enzo Cilento su 3 Maggio 2015, 09:01am

Tags: #il clericalese

Dovrò dirlo prima o poi su di una pagina locale il motivo per cui non sono più in Seminario: senza rancori, anzi!

Vi ero entrato tra qualche titubanza generale, anche mia, dopo un colloquio svoltosi a settembre di due anni fa con l’allora rettore, mons. Antonio Serra, mio coetaneo più o meno, spaventato oltretutto come me all’idea di dover gestire un suo pari età come allievo; anche se ci sono tante lezioni e discipline in cui accade che il maestro sia più giovane dei suoi “ragazzi”.

Ma qui si trattava di uno stile di vita intero da trasmettere e da modificare eventualmente, secondo questo genere di visuale che peraltro non condividevo e non condivido appieno: le persone vanno prese come sono, con la loro storia, non modellate.

Mons. Serra ad ogni modo si prestò, mettendomi in guardia dalle rispettive difficoltà che avremmo incontrato.

Poi la sua salute è precipitata (continui viaggi a Pavia per accertamenti) e insomma tutto quello che ci eravamo detti e ripromessi non ha potuto realizzarsi: “avrebbe voluto valorizzarmi all’interno della struttura per quel che ero, giornalista – diceva - mentre si stupiva del fatto che familiarizzassi, contro ogni sua previsione, con ragazzi che in qualche caso avrebbero potuto avere l’età dei miei figli, caso mai ne avessi avuto uno”.

Non sono mancate le attenzioni durante l’anno: chiacchierate in studio a quattr’occhi, e lungo il perimetro del nostro campo di calcetto; quelle di fine anno, drammatiche; più molte altre cose che tengo per me.

Parlava della mia vocazione come di una vocazione profetica più che non legata al sacerdozio diocesano; di vocazione alla vita consacrata, bontà sua …

Come sempre, quando ci si separa, si scopre che avremmo potuto chiarire ed approfondire. Che è rimasto del non detto. E’ così.

Prima di lasciare, il Seminario ci fu un attimo in cui ero convinto che mi avrebbe chiesto di restare, magari facendo capo alla Diocesi di Napoli (sapevo per certo che l’idea c’era stata).

In ogni caso non se ne fece nulla: il suo legame con chi mi aveva mandato in quel Seminario (e mi aveva pagato la retta) gli impedì di compiere questo passo che si sarebbe potuto interpretare male: “Come? Ci togli una vocazione?”. Accade anche questo; e chi è dell’ambiente lo sa che succede.

I ruoli e le distanze che si impongono ad essi ci hanno impedito di diventare amici, come invece sarebbe potuto accadere.

Non sono di quelli che “post mortem” dimenticano tutto quello per cui si divergeva e differiva. C’erano cose di lui che non approvavo e non capivo; ce n’erano di mie che a lui non piacevano.

Credo solo che in un’altra situazione ci saremmo piaciuti di più e avremmo diffidato di meno l’uno dell’altro.

“Riposa in pace, monsignore! Che la terra ti sia lieve” – come si dice.

E che lievi siano sempre i nostri rimpianti di fronte a ciò che poteva essere e non è stato: in ogni caso. Sempre e con chiunque.

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