“Quando in primavera facciamo i bivacchi sotto la luna, il fuoco acceso vicino al fiume, allora mi rendo conto di quanto sono fortunato”.
A dichiararlo, in un bel pezzo che leggevo su L’Espresso giorni fa, un ragazzo di venticinque anni, Nicola Reich, che decide di abbracciare la vita del pastore transumante otto anni fa, vivendo di conseguenza i ritmi della natura e del clima, muovendosi - a seconda della disponibilità dei pascoli - tra monti e pianura, scorrendo lungo le province di Vicenza e di Verona, di Padova e Trento.
“E’ stata una scelta di libertà, la mia” – sottolinea, raccontandosi al collega, Michele Sasso.
Non è la poesia del Pastore Errante dell’Asia.
E’ la vita che si slancia verso quella sua naturale indipendenza da ogni cosa: “ci basta così poco per vivere”.
Un pastore sa di vivere di poche cose da portare con sè; che dovrà fare i conti con la pioggia o con l’aridità; con i lupi, anche; con il freddo e la notte.
Siamo dei pastori, noi uomini liberi, quando ci ricordiamo di esserlo; e quest’anima girovaga è sintesi dell’essere uomo, il quale ha una casa grande come il cielo.
Siamo fortunati e beati a possederla questa libertà, senza essere posseduti dalle cose, dalle dipendenze, dalle felicità infelici che spesso squassano la vita di tanti. E anche per questo bisogna ringraziare Dio. Va bene così.