Me lo ridico sempre: senza mai rinnegare la mia cultura cattolica (romana), ciò nondimeno non mi sento in alcun modo chiuso nell’orticello degli adepti “all’ortodossia del pensiero cristiano”: non mi sento come facente parte di quelli che sanno tutto e tutto il giusto.
Sento invece – in tempi di inclusività invocata a più voci – che non ci può essere liberazione evangelica e neppure evangelicità tout court se non in un’apertura “ecclesiale” che faccia “assemblea” tutti gli uomini di buona volontà che si avvicinano a Cristo, vicino e dentro la stessa famiglia universale di tutti gli uomini in ricerca. Festeggio questo in genere: nel riconoscermi uomo in ricerca, “homo sum”.
Sono nella chiesa di Cristo e sono nella condizione di ogni uomo, di quelli credenti in Cristo e di quelli in ricerca.
Mi chiedo in definitiva e con onestà se non sia questo il senso dell’unica ecclesialità accettabile e auspicabile, a meno che non si preferiscano le chiusure a doppia mandata.
Mi sento – faccio esempio - della stessa famiglia dei caldei e dei maroniti, degli ortodossi e dei copti; degli evangelici e dei luterani; degli anglicani e di tutti gli uomini che sono in una tensione con un Assoluto, ebrei o anche islamici pertanto; uomini.
A loro mi avvicina lo stesso bisogno e la stessa consapevolezza. Ho la fortuna di avere incontrato Cristo, certo; ma senza dover sottovalutare niente e nessuno pur di affermare me stesso e la bontà delle mie intuizioni. Forse è questo – chiedo - ciò su cui dovremmo lavorare, anche se sovente l’esclusività soverchia qualsiasi tentativo di inclusione e di familiarità.
C’è una comunità ormai straconosciuta in Italia che è quella di Bose che su questa varietà lavora e su questa familiarità, gomito a gomito.
Io prego di avere la forza nel mio esperimento non di ripercorrere lo stesso cammino (non avrebbe ragione!); e non punto ad una convivenza di un cenobio multiculturale; quanto ad una comunità anche fortemente caratterizzata, se volete, ma proprio nella sua apertura, nella sua ricerca condivisa e quindi universalmente ecclesiale, capace di dialogare e di accogliere il nuovo e il buono in ogni ambito culturale ed umano; di raggiungere le persone desiderose ovunque di condividere l’universale e umana ricerca del senso e quindi di una possibile verità che lo riguarda e che lo chiama in causa.