C’è stato “lo sguardo”, “the look”, che nel cinema era Lauren Bacall; e c’è il sorriso di Ingrid Bergman che ora, in questi giorni, campeggia sui manifesti del Festival di Cannes.
Quanti sorrisi vi siete persi e quanti ne ricordate?
Ogni tanto faccio il conto dei sorrisi che mi hanno accompagnato e anche delle risate. E’ una rassegna in bianco e nero, di gente e di pensieri significativi: nomi e cognomi non ne faccio. Molti sorrisi sono sulle pareti della mia esistenza ed hanno sempre qualcosa di struggente, come quello di Ingrid che guardo ora.
Oggi, un mio vecchio amico mi rimproverava bonariamente la mia mancanza di leggerezza; forse anche del fatto che sorriderei poco, che sarei “così serioso”.
E’ che il sorriso non è mai leggerezza e basta.
Dietro c’è un mondo interiore, io penso: a meno che non si tratti di un sorriso da copertina, patinata. E anche là …
Dietro ogni sorriso c’è un’elaborazione e un cammino, di fatica e di inciampi.
Un sorriso è sempre e sol uno squarcio, magari un balenio; un attimo, una speranza; infine una tregua, intermittenza e passaggio.
Prendiamoci una tregua, sorridendo, come un punto di approdo, almeno provvisorio!
Sapendo bene che sorridere è sempre l’esito di un pensiero doloroso ed imperfetto.
