Discernimento.
E' una parola che mi insegue da qualche anno, in tutte le sue varie accezione e sfaccettature. Quando decido di cambiare la mia vita; di vivere di poco e di tutto; della gioia di sentirmi libero da certe schiavitù del consumo e del carrierismo, di quella che si chiama mondanità, "figlio, fai discernimento!".
E si discerne da soli ed aiutati, per capire: un leit motiv che alla fine rischia di bloccare ogni entusiamo, di fermarti a pensare, a riflettere, a valutare tutto, col bilancino dell'orafo e del farmacista se preferite.
Perchè chi discerne vita natural durante, vede scemare il tempo della decisione e rischia di non vederlo mai, quel tempo.
E invece "figli del tuono" si chiamavano quei discepoli più amati in cui, oltre alla motivazione ed alla riflessione, non mancò la forza, il coraggio, persino un po' di impulso e di sano senso del rischio.
Riflettere va bene; e discernere anche. Meglio ancora decidere e dire "ho provato con tutta la forza del mio giovane cuore".
E' il consiglio improvvido che do a chi me ne chiede. Valutare e poi porsi un limite oltre il quale non andare.
Nessuno meglio di te può sapere dove ti stia guidando il cuore e dove arriverà la tua voglia di non tradirlo mai.
Non sono maestro di niente. Siamo solo vittime delle indecisioni, spesso, e queste alla fine diventano rammarico. Abbi coraggio, insomma: già questo è discernere la natura del tuo cuore.