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Cuzco

Pubblicato da Enzo Cilento su 16 Maggio 2015, 07:48am

Tags: #Lo spirito del viaggio

Fin quando sentirò di avere tante cose da raccontare e da scrivere, vorrà dire che sono vivo, che la mia anima non è morta. E’ quello che mi accade, grazie al cielo.

Quando arriverò davanti al Padreterno, credo che avrò ancora qualcosa da raccontargli; e conto che mi sia affidato il ruolo di novelliere.

Sentivo ieri pomeriggio passare sotto le finestre di casa la processione del santo del paese. Ero disteso a leggere. Le litanie e il canto, il microfono e la preghiera: il set di un film. Forse ne ho veduti troppi. Se il dantesco paradiso è una continua processione e litanie, ne chiedo l’esenzione. Non può essere così: al più in un Purgatorio.

E nel mentre, al passaggio, mi son rivisto il popolo che reca un agnello per il sacrificio, il Cristo sulla croce, la strega da bruciare, la fattucchiera, il contadino accusato di oltraggio, come quelli oggi di aver bruciato il Corano ora; o di aver pronunciato il nome di Dio invano, sempre.

Quella processione che in modo viscerale mi riporta a quello che non dovrebbe essere. Dio che non chiede vittime sacrificali e neppure feticci, idoli e capri espiatori: lo dico a tutti ed anche a me, sempre: nessuno tocchi Caino.

Ben strana sensazione, mentre la voce si diffondeva più forte sulla piazza e si gridava al termine “evviva il santo patrono” e intanto la mano di Aronne e dei suoi figli si abbatteva sul povere ariete e il sangue andava a bagnare i corni ai lati dell’altare, le dita intrise di sangue. E’ così.

Anche se un santo non vuole questo.

Non si è spenta la caccia all’untore, colonna infame; non è finita la crocifissione; non finisce la processione che termina sulla piramide di Cuzco da dove rotoleranno giù le teste.

Mi chiedo perché ci sia bisogno di questo: perché questo Dio immaginato sempre così feroce, sanguinario.

Di quanta storia dobbiamo liberarci, di quanta gente portata in catene, legata con funi mani e piedi; di quanta pietà e rispetto ha invece bisogno ogni uomo.

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E
enigmatica! la libertà è poter scegliere di non scendere in piazza sempre assieme agli altri. Qualche volta sì, altre no!
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B
Torno oggi sull'argomento gia commentato giorni fa e riproposto a "processione avvenuta" (cosí ieri - leggo - si festeggiava un santo patrono). E poiche oggi siamo nello "spirito del viaggio" - confermando quanto detto precedentemente - provo con la forza della fede a "ripercorrere il cammino di quella processione" pregando, cantando, senza litanie e sangue perché mi piace confidare nell"Amore di Dio che si presenta cosí lungo la strada dove si "festeggiano" i santi, gli uomini che hanno dato la vita o parte di essa per il loro Credo.<br /> So bene che nella vita si sentono litanie e si vede "sangue scorrere" ingiustamente, ma per essere anima viva "che ha voglia ancora di dire, fare e cantare (novellare ?)", forse vale la pena scendere in piazza per vedere Dio che scioglie le catene.
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