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Sette secoli e mezzo di Dante

Pubblicato da Enzo Cilento su 3 Maggio 2015, 16:57pm

Tags: #attuale

Sette secoli e mezzo di Dante

E’ come se facessi un regalo a mio padre, questa sera, prima di tutto. Poi lo faccio anche a me stesso, certo.

Mi piace ricordare che da domani e per un anno intero prima a Roma, poi a Firenze, poi in tutto il Paese, si farà memoria dei 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri con una serie di iniziative (le prime a Palazzo Madama con Piovani e Benigni, tra gli altri, Gianfranco Ravasi, solo i più noti) ampiamente propagandate oltretutto; e che avranno – vivaddio - anche la loro sacrosanta copertura televisiva Rai.

Conosco poca gente come papà, dicevo tra le righe al principio, innamorata di qualcosa, di un autore, di una poesia, in questo modo.

Ne conosce – lo garantisco! - quasi a menadito le cantiche della Commedia e ne ricorda persino le rime. E ciò nonostante (poteva francamente accadere il contrario), io Dante l’ho amato: voglio dire “nonostante la sovraesposizione che se ne faceva in casa, in ogni occasione”.

Me ne sono invaghito in certo modo, grazie agli insegnanti che ho incontrato, al liceo prima e poi all’Università; ai commenti indovinati che ho avuto modo di adottare, consigliato in questo anche dal papà ovviamente, e dai docenti di turno; grazie a quell’ansia di Assoluto e di Assoluto Incarnato che mi hanno sempre caratterizzato.

Ne ringrazio Iddio e anche il mio carattere (a Roma si chiama “la tigna”, la tenacia).

E’ molto bello (è quanto consiglio. Poi, prendetela per quel che vale …) pensare di ripercorrere la Divina Commedia soprattutto, un canto al giorno, come un impegno ed un piacere, certo, per fare il vostro viaggio, e non per forza a ritroso.

Tre mesi circa e si fa un tuffo nella nostra memoria e nell’umanità senza tempo che ne scaturisce: “ecce homo”, questo è l’uomo!

E’ quel che faccio spesso, anche con altri autori e in altri ambiti, a dire il vero.

L’ho fatto con Boccaccio di recente e con la Sacra Scrittura, ad esempio. E ci si regala - senza ansia e senza fretta - un pezzo di quel che ci costituisce. Perché tutto si può dire, ma non certo che di Dante e della sua poesia non siamo per molti versi intrisi, eredi e figli.

E questo è quanto. Figli della bellezza e della poesia, intendo.

Vi pare poco dunque per accingervi all’impresa?

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B
Non posso ricordare i dettagli, ma ovviamente quel tema lo ha svolto chi sentiva di aver "lavorato" sull'argomento al fine di esprimere ció che Dante ha insegnato, ha lasciato, ha inciso <br /> con i suoi versi; la fantasia doveva rispettare i contenuti, ma dare originalitá, personalizzare l'elaborato....
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B
Pur non potendo vantare lo studio approfondito e di alto livello che deriva dagli studi universitari, sento di dover ringraziare la Prof. Mariella Pandolfi per aver seminato comunque nei cinque anni delle scuole superiori l'amore per il Poeta e per la sua Poesia.<br /> E cosí come in questi giorni vado rileggendo il Manzoni e il Foscolo (conosciuti sempre grazie sempre a quella piccola signora nata a Napoli e trapiantata a Roma), potrei fare come ai tempi della scuola quando la Prof. ci assegnava la lettura di tre/quattro libri per i tre mesi estivi e seguire l'invito suggerito nel blog : un canto al giorno per un viaggio che porta....in Paradiso !!!
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E
Perfetto. Hai dunque l'approvazione del professore. Anche se io il tema "passeggiando con Dante all'Inferno" non lo darei mai. Sai le cose bislacche che saranno venute fuori. Esclusi i presenti, certo...
B
Grazie Prof. !! :<br /> Colgo con piacere l'occasione per ringraziare Dante e chi me lo ha "presentato": la Prof.di Cultura generale che negli anni '80 fra i banchi delle scuole superiori ci ha trascinato con grande passione fra le pagine della letteratura. Il libro di testo era l'Asor Rosa, ma lei ci chiese di leggere per intero i testi di Dante, Boccaccio, Verga, Petrarca, Mann, Svevo, ecc., cosí da tuffarci completamente nello scrittore dopo aver affron-tato la storia del momento, tematica e poetica (uno dei "suoi" modi per rispettare con creativitá il Programma ministeriale).<br /> E ricordo appunto il titolo di uno dei compiti in classe: "Passeggiando con Dante nell'Inferno". Chiedeva di usare la fantasia (quindi una parte di noi) per tirar fuori quello che il poeta (attraverso le sue lezioni/ spiegazioni) aveva lasciato nella testa e nel cuore delle ragazze della 1 D; tutto il bello e il buono di quei versi che ci ha reso, almeno un pó, figlie della bellezza e della poesia.
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