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Agnese di Dio

Pubblicato da Enzo Cilento su 20 Maggio 2015, 09:52am

Tags: #Lo spirito del viaggio

Nella chiesa di s. Agnese, ridondante, a piazza Navona, la piazza dei turisti e dei bar che costano un occhio della testa; in quella chiesa dunque, in una cappella in fondo, sulla sinistra, in una teca, è conservato ben visibile il cranio di una bambina, Agnese appunto, come vorrebbe la tradizione.

Vent’anni e più vissuti a Roma non mi sono bastati per veder tutto: neppure quel che resterebbe della piccola Agnese, dico.

La gente ci va distrattamente, in genere, a vederla né se ne riporta un gran sensazione del resto; dopo essersi fatta una caricatura e una foto all’aperto, sulla piazza, e dopo avere attraversato l’aula circolare della chiesa, quella principale, la corte invero, memore ancora degli aneddoti tra Borromini e Bernini che la storia racconta.

Agnese è in un angolo invece, spettacolo tra gli spettacoli, solo d’altro gusto, sembra. Invero s. Agnese, intesa come chiesa, come tanti templi cristiani in Roma, ha ben poco del “religioso” e del raccolto, essendo invece così cortigiana, così chiaramente principesca, un controsenso, se questo non sembrasse nello spirito dell’integralismo jihadista.

Al centro infatti, a ben vedere, non saprei bene neppure riferire cosa ci sia: non l’altare insomma, che c'è ma è come se non ci fosse; forse solo lo spettacolo del fasto di un re che passa e lascia il segno: nient’altro. Mentre “la bambina” è relegata fuori, perché nessuno si ricordi nel contesto lo scandalo della croce, forse, dell’umiliazione.

Meglio pertanto l’ottocentesca chiesa del Sacro Cuore, sulla stessa piazza, meno pretese e un altare che campeggia: quattro file di banchi, un organo.

Che nostalgia che viene di certe chiese di campagna, di certi luoghi spogli, essenziali, solo pareti e pietre, quel che siamo e che cerchiamo. O di arredi sacri che non risplendano in alcun modo, legno che si consuma e vive; che ci ricordino la libertà grande di non dover offrire in ogni dove effetti speciali e pirotecnici; che di tutto questo fasto e del frastuono non abbiamo bisogno in alcun modo.

Torni fuori così, sulla piazza cara a Domiziano che quella piazza l’allagava, e ti rendi conto che non è quello che stavi cercando; che è tutto ciò che appartiene al trionfo (Ecclesia Triumphans), ora turismo e videocamere; che il giro dei negozi anche lì dentro non è mai finito: ad uso e consumo, uso e consumo appunto, solo "mondo".

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