La vita di tutti i giorni, il suo prolungarsi senza senso e anche senza tempo è un tempo di morte e di non vita.
Eppure non sappiamo vivere in altro modo che morendo, giorno per giorno, ed accettandola questa condizione di non esistenza.
Ecco perché vorremmo che morissero tutti quelli rinati alla vita. Ecco perché - racconta Giovanni, l’evangelista - avrebbero voluto eliminare anche Lazzaro, il resuscitato.
Bisognerebbe chiedersi non una, ma mille volte, le mille e una occasioni in cui ci vorrebbero morti e vorrebbero farci morire ancora, per sempre, chiusa la pietra davanti al sepolcro.
E’ quello che inevitabilmente fanno tutti i maestri della disperazione e del cinismo, quelli che “la vita è un giorno uguale all’altro; e che non ha alcun altro senso che questo: un lento morire”; quelli per cui la speranza è solo un’illusione per gli sciocchi e gli illusi.
Eccoli i maestri del disincanto.
Teneteli a distanza, se non vi riesce di far loro cambiare idea. Che piuttosto una pietra gli resti attaccata al collo, il disfattismo e il rammarico, il rancore;
ma che nessuno vi tolga la voglia di rivivere ancora e di rinascere, con tutto quello che ci rende vivi, di nuovo.
Che sia una paternità, una maternità; un altro lavoro; lo stesso ma con un altro cuore; una passione, due mani sulla tastiera e la voglia di imparare a ballare, a scrivere, ad aiutare gli altri a rinascere dal sepolcro in cui li hanno affossati; o la voglia di viaggiare e di cambiare; e di salvare il mondo - che so? - resuscitati alla vita.
La tristezza e la disperazione sono una prigione vana che ci rende schiavi e innocui, servi.
Il loro contrario si chiama libertà. Ed è questo che fa dispetto, sempre.