Lo hanno dipinto con i capelli rossi, differente e alieno dal contesto; con lo sguardo torvo. Egli è diverso dagli altri ed è discosto, affettato, untuoso, doppiogiochista, "mi bastano trenta monete per darvelo in consegna", Giuda che è per antonomasia, "il traditore".
"Tu sei un Giuda" grido al mio vecchio amico che mi ha venduto al capoufficio per far carriera; a quello che mi ha rubato l'amore della mia vita; a chi mi ha truffato e derubato, fidandomene. Anche se dell'Iscariota e della sua storia era già tutto scritto - dicono i Vangeli.
Avrebbe potuto ribellarsi al suo destino?
Non mi piace pormi domande del genere: mi sembra un giochino intellettuale.
So che il mio amico, se lo avesse voluto, non mi avrebbe tradito per diventare responsabile di redazione; che nel momento del dolore non sarebbe scomparso; che avrebbe potuto dirlo - se solo lo avesse scelto - che non era vero quel che si vociferava sul mio conto, che ero un disonesto ed un corrotto.
Non lo ero infatti.
E a lui faceva comodo che sembrasse così.
Imperdonabile Giuda, anche se mi vien chiesto di dimenticare e di rielaborare. Che tutti ci siamo chiesti dove fosse quando siamo stati sbeffeggiati; quando ci hanno travolti sotto la nostra croce.
Che dentro di noi, un Giuda c'è sempre, comunque; e che quella parte abbiamo almeno rischiato di interpetarla, anche noi, certo, anche noi, dobbiamo dirlo.
Certe volte i galli cantano anche solo mezza volta e noi già lì a rinnegare: per paura, per calcolo, superficiali: vallo a sapere perchè! E almeno chiedere scusa, almeno quello. E sapere che saremo perdonati. Che è poi quello che ci salva: dalla morte e dalla disperazione. E che ci cambia infine.