Me ne sono andato a correre stamattina, come sempre, o quasi: con una pioggerellina insistente
“Lui adesso vive ad Atlantide
con un cappello pieno di ricordi
ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza in fondo all'anima
nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe “
Ci sono dentro, col principio di tristezza in fondo all’anima e la faccia di uno che ha capito. E che invece non ha capito nulla, neppure perché.
Mi ci sentivo dentro ad ogni modo, come se fosse il mio vestito e mi si appiccicava addosso, con la pioggerellina, malinconia e affetto, tenerezza, per quello che siamo stati.
Sarà che quello che è accaduto ieri…
Beh, insomma, questi cappelli pieni di ricordi. Come quelli che “vestiti e cappelli, il più bello era nero con i fiori non ancora appassiti”.
Del resto, i ricordi sono così: sono fiori non ancora appassiti.
Come lo sono certi progetti e certi sogni. “Ci vestivamo così, alla marinara”, diceva un libro; e si sperava di diventare grandi, in qualche modo: fiori non ancora infeltriti, noi con la faccia di chi aveva capito tutto e niente.
“Lui adesso vive in California
da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
è diventato un grosso suonatore di chitarre
e stravede per una donna chiamata Lisa
quando le dice tu sei quella con cui vivere
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra
Lui adesso vive nel terzo raggio
dove ha imparato a non fare più domande del tipo
conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
io la incontrai un giorno ed imparai il suo nome”
Mi consolo pensando che sì, continuiamo a vivere ad Atlantide, in California, nonostante tutto.
E’ che “Così pensava l'uomo di passaggio
mentre volava alto sul cielo di Napoli
rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi
ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità”.
I versi sono del 76, sono di Francesco De Gregori, Atlantide.
E sulla copertina azzurra del disco una Marilyn pin-up, vestita da cow boy. Oggi avrebbe 88 anni la bella vestita così e sarebbe patetica a farsi vedere in quel modo.
Perciò si sceglie Atlantide, dove non si scattano foto e non c’è la tv a riprenderci sotto la pioggia con i capelli bagnati, chi ne ha.
Che non ci vedano più così, con la faccia di chi ammette “non tutto avevo capito”, pur non avendoci mai rubato del tutto la curiosità, facce ormai: da crollo di una diga.