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Degli oppressori

Pubblicato da enzo cilento su 8 Febbraio 2015, 10:48am

Tags: #attuale

Degli oppressori

"Non vi perdonerò - urla il giovane identificato come Obaid Jasem Shehab, in ginocchio e con gli occhi bendati - Siete degli oppressori".

E neanche noi perdoniamo. Anzi – per rifare il verso a papa Bergoglio – “Chi siamo noi per poter perdonare?

Lo so, non è discorso da domenica mattina, ma mi sento nelle orecchie come le parole di Paolo, “Guai a me se non annuncio il Vangelo” E cos’è questo se non la denuncia di ogni violenza?

“Noi che stiamo al caldo delle nostre case” – ricordavamo con Levi pochi giorni fa… Ma non funziona così.

La scena di cui parlo si svolge in una località nella provincia di al-Hasakah, Siria nord-orientale e risalirebbe al 26 gennaio.

Grazie al cielo, diffusa ieri sul web, è stata immediatamente oscurata.

Come racconta il corrispondente di AdnKronos, alle spalle del giovane in ginocchio, il 'giudice' dell'Is legge la sentenza. "Obaid Jasem Shehab ha insultato Allah", dice, prima che il condannato cominci a urlare, rivolto alla folla di uomini e bambini. "Lo giuro, non ho insultato Allah!" (dunque nenache Allah, perdona. Nda.).

"L'onnipotente Allah - continua il giudice dell'Is - ha dato il potere ai suoi servi mujaheddin di arrestarlo e di provare senza coercizione che ha insultato Dio e non se n'è pentito quando poteva. Quindi la corte islamica lo ha condannato a morte per decapitazione, con l'accusa di apostasia".

Anno 2015: sembra il set di un millennio fa.

Uno dei quattro militanti intorno al condannato afferra la spada per eseguire la sentenza, ma il condannato rifiuta di piegare il capo.

"Non vi perdonerò - urla - Non sono quello che dite voi. Dov'è la gente di al-Sheddadi (località della provincia di al-Hasakah, ndr), dove sono gli arabi?".

Tra la folla comincia a sentirsi del frastuono, ma i quattro jihadisti brandiscono le loro armi ordinando a tutti di indietreggiare. Quindi tengono fermo il condannato, con il capo verso il basso e uno di loro gli taglia la testa con la spada fino a staccarla del tutto e riporla tra le gambe della vittima.

“Ribellatevi agli oppressori!”, sono le sue parole: altro che epitaffio!

Ribellatevi agli oppressori, uomini di coscienza, alzatevi in piedi, pieni di dignità, se siamo degni di umanità!

Che cos’è questa barbarie?

Ribellarsi a questo, ribellarsi!

Dopotutto, la storia sono quelli che sanno opporsi agli oppressori.

Gli altri non lasciano il segno, solo scie di sangue

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