"Chi cercate?" O forse: "cosa?".
Come in una pagina del Vangelo - è la prima che mi è venuta in mente oggi, al mattino - cosa posso farci? - quella della Resurrezione ("Chi cercate'") - mentre mi trovavo sulla spianata di Santa Maria Maggiore, a Roma, che intanto era solo un selciato umido, silenzioso, per una volta, quasi deserto.
Stamane insomma mi sembrava stupito che fosse quella la domanda sospesa nell'aria su quel gruppo di persone che al buio, alle 6,45 del mattino, davanti alla Basilica aspettavano che gli si aprissero i cancelli.
Chissà cosa cercavamo...
Eccolo un mondo all'alba che non conoscevo, un'altra Roma di notte, sul far del giorno.
Alle 6,56 così, un usciere procede dalla basilica verso i cancelli, per aprirli, mentre questo capannello di persone, sparuto ed inatteso, confluiva nella cappella dove si sarebbe detta messa, Santa Maria, Salus Populi Romani.
Cosa stavamo cercando?
E' come se uno stupore e una strana commozione - quella di ogni autentico stupore - si coniugassero assieme in un momento: non siamo soli a cercare un dialogo con un Altrove, qui tra noi, anche in una città martoriata come Roma, oggi.
Giovani e uomini di mezza età che andavano al lavoro; donne e suore; un netturbino,e l'impiegato delle Ferrovie.
Quell'immagine di Maria è uno dei luoghi dove ci fermiamo di frequente, noialtri.
C'è persino troppo fasto intorno: se è per questo, per noi, basta meno, molto di meno.
Mi vado spesso a rifugiare là, ultima cappella a sinistra: è che non sapevo accadesse così in tanti appena svegli, con questo freddo.
E questo mi ha dato conforto.
Mi sono ricordato certe ingenue passeggiate da ventenne a Lourdes, davanti alla grotta, alla sera o sul far del giorno: allora davvero non sapevo cosa pensassi di trovare, di chiedere, di ottenere.
Il cuore ridiventa giovane solo a ricordarlo e si ritrova uguale a sè stesso, fedele a distanza di secoli nel suo bisogno di aiuto. E ne rimane consolato.