"I tuoi decreti sono il mio canto/ nella dimora del mio esilio.
Nella notte ricordo il tuo nome, Signore..."
Si tratta solo di un versetto e mezzo del salmo 118 (Zain).
E qualche giorno fa, leggendolo, ne sono rimasto folgorato. Amo così tanto cantare, sia nei momenti di gioia che nella desolazione; nella tristezza più profonda. Amo così tanto cantare, anche camminando, anche da solo, mentre vado per strada.
E mi rendo conto di aver ripreso a farlo soprattutto da un certo momento della mia vita.
A volte ci fermiamo davanti ad un'immagine che ho messo a metà delle scale, come in una nicchia, e non posso fare a meno di dirglielo: tutto si può discutere, ma non che questo incontro non mi abbia cambiato la vita - è questo che conta - ridandomi anche la voglia di cantare, appunto.
E' come un amore, senza sdolcinature: di notte ci si ricorda il nome, con un po' di nostalgia: della persona che si ama, e con un po' di nostalgia.
E avverti insieme il desiderio e la mancanza di quanto desideri. Mi piace pensare a quegli amori che sono la tua vita, gli unici amori, quelli senza i quali non sai più sopravvivere. E' così che voglio morire: "senza di Lui, non poteva più vivere!" - diranno.
Ne ho incontrata di gente così: "senza di te non so più vivere" appunto.
I nostri patti, la nostra alleanza, i nostri taciti accordi e decreti sono il mio canto e sono il luogo, la dimora dove mi sento sicuro, anche ora, lontano, ora che sentirsi separati è come un esilio: lo vedi?.
La notte ti penso pertanto, in questo modo, con uan stretta al cuore, mi lascio andare e subito mi addormento. Tu solo, il tuo nome, sicuro mi fai addormentare.
Ci sono storie così - mi è capitato: e sono le storie della tua vita: ci siamo inseguiti da sempre e dall'eternità eravamo destinati l'uno all'altro.
E allora si mette in versi, per cantare, la memoria del nostro amore. Quello che non vuol passare...