"Stella che cammini/ nello spazio senza fine" - recitava una vecchia canzone di Venditti che ieri mi è tornata alla memoria, in un pomeriggio di questi in cui capita di dibattersi tra qualche nostalgia e qualche dubbio, un po' in preda all'incertezza, per dire.
E non avevo mai pensato che forse la stella che cammina e cui viene chiesto "Fermati un istante/ solo un attimo/ e ascolta i nostri cuori", è quella Stella del Mattino a cui noi cristiani diamo il volto e il nome di Maria: "Difendi i nostri figli dalla vita quotidiana e salvali dall'odio e dal potere" (o dal rancore) - continua infatti.
Una sorta di "Ave Maris Stella" in versi moderni (siamo in pieni anni 70) e dal sapore vagamente laico e panteistico, se così si può definirlo; senza cadere troppo nel languore dell'eterna nostalgia di una mamma cui fare ricorso come negli anni dell'infanzia, specie per chi ne avesse avvertito la separazione o la distanza incolmabile (ahi mamme che non riescono a dare o madri che danno troppo!).
E' proprio dalla vita quotidiana comunque che questi figli vanno protetti, come noi stessi e come tutti i nostri sogni che spesso vengono sporcati dalla prosaicità del "giorno dopo giorno", in cui potere e odio, antipatie gelosie e contrapposizioni finiscono col non farci somigliare più, a quanto Dio ha disegnato con noi.
E che la pornografia neanche troppo laida del potere sia un rischio di vederli cambiati e degenerati questi nostri figli sia concreto, è un dato che si registra appunto, giorno dopo giorno: quando non li riconosciamo più, pieni di rancori e di rimpianti; di desideri di vendetta e di mondanità: persino i nostri desideri, che non somigliano più ai nostri figli migliori.
La Stella del Mare che sorge e che tramonta ma che non è al centro del nostro sistema solare, così come Maria con Cristo, di cui è la prima espressione di luce senza poterlo sostituire, è in fin dei conti il volto del nostro brillare: mai di luce propria, mai per noi stessi, infine: mai solo quello.
Se ne riflette la luce, come per amore di questa, come direbbe Teresa di Lisieux, perché è l'amore ciò che rende senso alle cose. Non c'è virtù e carisma che non nasca da un amore; e, se l'amore viene meno, tutte quelle qualità scompaiono; anche perché è solo l'amore che ce le fa distinguere e poi imitare, assumere.
E' a Cristo, al Sole che occorre guardare, per riscoprire la propria natura mariana e di stella del Mare.
Teresa lo capì quando, leggendo san Paolo, combattuta dal desiderio di possedere le più alte di queste virtù, si rese conto che la più grande è quella di non perdere di vista l'oggetto del proprio diletto: per poterlo riflettere e poter brillare di luce non del tutto propria.
Così che, se la fede mariana ha un senso solo in questa ottica, allo stesso modo la nostra bellezza consiste solo in quella del riflesso di quanto amiamo, essendone riamati.
Il resto si potrebbe dire è "polvere di stelle", odio e potere che ci offusca e ci fa perdere il senso di quel che facciamo, di quel che siamo, dell'orbita nella quale siamo entrati, "stella che cammina nello spazio senza fine" che si ferma un istante per ascoltare i nostri cuori.
Teresa la chiamava scientia amoris: e noi "Stella del Mare", In cui è dolce naufragare, consapevoli che solo quella fedeltà ci consente di avere "pane sempre fresco da mangiare", "occhi grandi per vedere questo amore grande, grande come il cielo. Resta sempre nel mio cuore!".