Bisogna trovarselo un angelo che annunci a noi stessi quel che siamo e la strada che dobbiamo percorrere per essere felici: anche se la via alla felicità non è immediata e neppure del tutto in discesa.
Un angelo annuncia a Maria una felicità indicibile che però annuncia, e quindi è detta, giacché un annuncio è fatto indubbiamente di parole e di fatti in certi versi riferibili; un angelo la mette in viaggio anche verso il paese della grande felicità, della maternità, della sofferenza, della sequela, dell'incomprensione e della derisione; fin sotto il Calvario.
Un angelo dunque.
Come gli angeli che appaiono durante le peregrinazioni del popolo di Israele, fin dalle origini, sotto una quercia; un angelo che forse ci scorge fin da quando sostiamo sotto un albero di fico; che conosce da sempre il nostro nome e lo annuncia, lo pronuncia, così come ci pronuncia colui in nome del quale parlano: un angelo è sempre un incontro illuminante, un tuono o un venticello; una brezza, una voce e un segnale, il dito di Dio che, come in Michelangelo (guarda il caso, dei nomi!), ci accarezza la mano, ci prende anzi per la mano destra e ci sfiora come nella cappella Sistina; un angelo custode, che custodisce un messaggio ed un segreto che ci è indirizzato: è per questa via la via che cerchi; quella che ti conduce al porto sospirato.
Di angeli (non di putti e di amorini di ceramica) è piena la vita di ciascuno di noi; angeli della casa; angeli sulla strada; persone di cui ci innamoriamo e innamorate di noi; talora creature nobili a cui stiamo a cuore, come tutti gli uomini di buona volontà; anzi, di più.
E se talora li "riduciamo" a immagini volatili di parenti ed amici che ci guardano da un altrove, una nonna, un maestro, un compagno di giochi, è perché il loro passaggio nella nostra vita è già stato appunto un annuncio; e perché quel segreto del nostro cuore lo hanno custodito come una promessa preziosa mai profanata.
A quegli angeli che non suonano la cetra e neppure la tromba del pregiudizio, a quelli al nostro fianco e al nostro capezzale; a quelli cui abbiamo dedicato il sorriso che somiglia a un fiat, accordando la nostra fiducia; a tutti costoro è dedicata questa giornata e la festa dell'Angelo custode, colui che mi è più intimo di me stesso - direbbe Agostino - perché l'Angelo è davvero la luce di Dio messa sulla mia strada buia: lui la riconosce; luce intima a me e vicina, capace di farmi sentire che non solo Lassù qualcuno mi ama.