Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze - ricorda stamani il profeta Zaccaria.
E sembra di vederle queste piazze vive della frenesia e del rumore dei più giovani; immortalate fissate e contemplate nello sguardo dei più anziani: una città rappacificata, la piazza di un Paese soddisfatto della propria condizione.
Di questa, sono soddisfatti gli uomini che conoscono, per così dire, la parola ultima sulla loro esistenza; quelli che sanno di avere una strada da seguire, che la vedono, quasi la leggono: negli avvenimenti.
Come accade al popolo di Israele appunto, a quelli che hanno vicino il loro Dio e cui Dio parla, sempre, nella storia e attraverso il suo libro e le sue vicende. Così che non posso fare a meno di collegare tutto ciò alla parabola grandiosa del monaco Girolamo (oggi se ne celebra la memoria) che tra il IV e il V secolo fu tutto preso da questa grandiosa opera di traduzione delle Scritture.
Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l'intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume. Della profondità di tali misteri dà testimonianza lo stesso autore Isaia quando scrive: "Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Leggilo. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Leggilo, ma quegli risponde: Non so leggere" (Is 29, 11-12). Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti...
La verità è che quei misteri si squadernano a chiunque si possa comunicare la lingua che essi parlano: la lingua della storia, quella dell'analogia, quella della Fede, quella dello Spirito, che rende gli uomini capaci di dire e comprendere apertamente, profetando, spiegando.
Non si tratta nemmeno di un linguaggio da iniziati, direi; e neppure di una storia che rimanga oscura se non a costoro. Ai piccoli, agli umili essa si rivela. A chi legge negli avvenimenti, principalmente per Grazia, la storia in cui la propria esistenza si inserisce, il disegno in cui la propria trama va a connettersi: e questo avviene per fede, certo, e per quella ragione che è illuminata ed amplificata, per così dire, dalla fede stessa.
Mi piace pensare all'entusiasmo del traduttore Girolamo, alla genesi faticosa della sua Vulgata, come ad un percorso di scoperta, di applicazione, di costanza e di metodo, come accade anche ai bambini, senza mai perdere di vista l'obiettivo del proprio lavorare e sudare: scoprire e quindi trascorrere il proprio tempo, la vita, conoscendo e lasciando cadere il velo delle cose: per vederle nude, quali esse sono; per capirne valore ed uso, funzione e senso.
Non mi nascondo che ogni uomo che cerchi la verità a me sembra essere come l'uomo che si introduce nella Scrittura, nel segno lasciato da Dio perché venga letto: ognuno, un lettore dell'Assoluto, che ne riconosca la voce per condividerla con il popolo a cui è rivolta.
Perciò, voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie - riprende Girolamo, infatti, perché Dio parla e valorizza ogni conoscenza, ogni bagaglio, senza censure.
E ancora: "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace. E Dio rivolge a lui (al profeta), come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi manda me (cfr Is 6,8).
Manda me, Signore, a riconoscere i tuoi passi, tu che mi hai spinto a cercarli talora senza averli riconosciuti.