"Sarà capace Dio di preparare un tavola nel deserto?" - ripete il Salmo 77, raccogliendo l'incredulità della gente di Israele che nel deserto, giunta ormai al secondo mese di privazioni, cominciava a provare nostalgia per quelle belle pentole piene di carne, attorno alle quali ci si riposava alla sera, dopo essere stati sfruttati come schiavi, in Egitto.
Fatto sta che, se non è solo di pane che vive l'uomo, è anche vero che ci sono momenti in cui quel povero pane, frutto di angherie subite e di sudore, rimane l'unica consolazione per chi non conosce nessun'altra consolazione, perché è la fiducia stessa che è venuta meno. Non abbiamo da sperare che quel tozzo di pane e quel pentolone pieno di carne: della nostra carne che va consumandosi, giorno dopo giorno.
Era quello il deserto vero, l'Egitto, e neppure ce ne accorgevamo; neppure lo avremmo saputo se un Mosè qualunque non fosse intervenuto a nostra difesa, uccidendo chi ci vessava e spingendoci pertanto alla ribellione e alla fuga.
Ma quel deserto ci riempiva la pancia.
Ce ne stavamo tutto il giorno nei supermercati e nei centri commerciali per comprarci il pane che simula il cielo, mentre ci convincevano: "per vincere la calura estiva, trascorrete le ore più calde in qualche outlet. E' il primo consiglio che diamo a chi resta in città e agli anziani".
Perché, dopotutto, era chiaro che c'era una consapevolezza sufficientemente lucida che solo un cuore anziano avrebbe potuto accogliere quel pentolone pieno di carne come l'unico paradiso possibile.
Eppure, in questo deserto, Dio può prepararci una tavola?
In questa landa solitaria, come ovunque, Dio può fare irruzione, dare "ordine alle nubi dall'alto"; così che egli "aprì le porte del cielo; fece piovere su di loro la manna per cibo e diede loro pane del cielo" (salmo 77).
Non è altro che una notte al cui termine si trova fuori dall'accampamento come una rugiada fresca sotto la quale - come sotto la neve il pane - sta il pane del cielo, la manna che ci è stata donata e che porta refrigerio nella nostra vita.
Sono parole dette al momento giusto, col cuore in mano ma senza abdicare a nessuna ragionevolezza; come una carezza; talora richiami persino insistenti e duri da digerire, come certe parole di Gesù il Nazareno; o una mano che sfiora il braccio, un bacio sulla guancia e una pacca; un incoraggiamento, un rimbrotto.
Scendono come neve e come polvere di brina; come refrigerio nella solitudine del tuo deserto di Sin. Vorremmo essere tutti, quelli quel pane disceso dal cielo; quella consolazione con cui siamo stati consolati o con cui vorremmo esserlo ogniqualvolta ne avessimo bisogno.
Vorremmo prenderci cura di tutta questa fame e di questa miseria, di questa disperazione. Vorremmo essere il dono al termine della notte, per vincere l'incredulità di chi non sa più riconoscere quel che gli viene donato.
"Che cos'è? - si dissero gli Israeliti di fronte alla manna, "perché non sapevano più che cosa fosse. Mosè disse loro: E' il pane che il Signore vi ha dato in cibo".
Vorremo poterne avere ancora e poterne dare: nient'altro.