Me ne andavo bel bello, l'ultima volta che sono stato a Roma, per il centro, a zonzo.
Avevo appena rivisto un mio amico sacerdote, africano, e ci eravamo dati appuntamento nei pressi di Largo di Torre Argentina.
Di là, è stato facile, incamminandoci per via dei Giubbonari, trovarci prima in Campo de' Fiori, dove campeggia, grigia, la figura di Giordano Bruno; poi a Piazza Farnese, davanti all'ambasciata di Francia, non lontani dalla chiesa intitolata a Santa Brigida, svedese ed aristocratica, sposa diciottenne di Ulf Gudmarsson, madre di otto figli e poi religiosa, secondo la regola agostiniana, di un nuovo ordine religioso di cui fu ella stessa fondatrice a partire dal 1349, anche nella città di Roma.
Birgitta o Brigida, dunque, santa dal 1391 e oggi co-patrona d'Europa, contemporanea di Caterina da Siena ed anch'ella "di spirito profetico dotata", come Caterina, che ebbe la grazia di visioni mistiche e di singolari doni carismatici, con esperienze raccolte poi in otto volumi scritti in svedese e successivamente tradotti in latino, note col nome di Rivelazioni: e che in sovrappiù ebbe in gran conto la pace tra gli Stati d'Europa e l'unità dei cristiani: insomma abbastanza per farne una figura simbolo per la futura unione degli europei, e non solo.
"Galeotto" per questo amore che la spinse al Chiostro, un viaggio a Compostela, il "camino", al termine del quale, nel '44, suo marito decise di ritirarsi in un monastero cistercense. Brigida ne seguì in breve l'esempio (aveva poco più di quarant'anni) e fondò così a Valdstena il cosiddetto "monastero doppio", maschile e femminile, dedicato al SS. Salvatore e strutturato su un piano del tutto originale.
Gli uomini e le donne del monastero, avrebbero avuto un unico punto di incontro, la chiesa, condivisa per la preghiera in comune, mentre per il resto gli spazi e le occupazioni sarebbero stati rigorosamente distinti.
Ogni comunità sarebbe stata composta, sull'esempio della comunità apostolica, di 60 monache, 13 monaci, 4 diaconi e 8 fratelli laici, sull'esempio dei 72 discepoli, i 12 apostoli, più San Paolo, così come insegnava la tradizione.
E, nonostante la costituzione così rigida e geometrica della comunità, ciò non impedì alla neonata creatura generata da Brigida, di annoverare ben 78 monasteri sparsi per l'Europa nel giro di pochissimi anni.
Il culto di S. Brigida è divenuto ben presto popolare anche in Italia, così come attestano alcune pratiche devozionali che le sono attribuite e che di recente ho rivisto inaspettatamente pubblicate anche da alcuni editori cattolici.
Nelle sue orazioni son presenti tutti quegli elementi propri della pietà popolare, che fanno riferimento a quel bagaglio proprio dell'immaginario che rimonta alla pietà tradizionale, sottolineando, com'è proprio del tempo e di certa tradizione francescana (ella fu inizialmente Terziaria francescana difatti), in modo peculiare la kenosis del Cristo, la sua umiliazione e degnazione, vero e proprio topos del tempo, fino all'accettazione inerme del supplizio della croce, sulla scorta della stessa tradizione della Sacra Rappresentazione (vedi Jacopone, Laudari, Bianco da Siena, Lamentazioni drammatiche, legate all'attività di Confraternite e Movimenti penitenziali di marca pauperistica: dai Flagellanti agli Umiliati).
Lode a te Signor mio Gesù Cristo, per aver permesso con tanta pazienza di essere legato alla colonna, di essere flagellato in modo disumano, di essere condotto coperto di sangue al giudizio di Pilato, di esserti mostrato come un agnello innocente, condotto all'immolazione. Onore a te, Signore Gesù Cristo, per esserti lasciato condannare nel tuo santo corpo, ormai tutto inondato di sangue, alla morte di croce, per avre portato con dolore la croce sulle tue sacre spalle, e per aver voluto essere inchiodato al legno del patibolo dopo essere stato trascinato crudelmente al luogo della passione e spogliato delle tue vesti. - come recita una delle sue orazioni.
C'è indubbiamente tutta lo spirto e la religiosità del tempo, abituato oltretutto a questi spettacoli di morte data in pubblica, di condanna al patibolo, di pubblica gogna, a cui la vicenda del Cristo non poteva non rimandare.
E infine tutta l'anima femminile che da questi aspetti si fa interpellare in modo preferenziale, in un tempo per cui anche la maternità e la femminilità sono condannati alla violenza ed allo strazio.