Il casato era nobiliare e la tempra quella del condottiero e del pioniere, cosicché, dopo una scontro violento tra famiglie aristocratiche avvenuto nella natia Ravenna, trasferì la sua tempra e le sue inclinazioni in quella grande avventura di riformatore e di monaco, persino di anacoreta che fu la sua vita, senza tirarsi indietro, peraltro, quando gli fu chiesto di intervenire "nel mondo": a soccorrerlo e a correggerlo.
Stiamo parlando di Romualdo dunque, uomo e santo d'altri tempi, certo: come se i santi avessero un tempo oltre il quale la loro santità non eccelle più; non più come nel loro, di tempo...
Nato intorno al 952 e vissuto, davvero come in una grande epopea spirituale, fino al 19 giugno del 1027.
La grandezza e il carattere dell'uomo sta nella singolarità e nella forza con cui si adoperò nella riforma della vita monastica, innanzitutto. Fu messo per questo a capo di comunità per correggerne la rotta; altre ne furono fondate grazie alla sua guida ed alla sua esperienza: non gli mancò la curiosità di vedere quel che accadeva altrove, sotto le volte dei monasteri. Tanto da andarsene fin sui Pirenei (allora, era come attraversar l'Oceano, altro che!) e da portarsi con sé quello che era stato doge di Venezia, Pietro Orseolo, divenuto a sua volte santo.
Ma, a parte S. Miguel de Cuixa, sui Pirenei e S. Apollinare in Classe, Montecassino e poi ancora Verghereto, Lemmo e Roma, Fontebuona e Vallombrosa, Siena e Val di Castro, Romualdo fu soprattutto il fondatore di Camaldoli, sull'Aventino, detta così perché sorta sul campo donatogli da un certo Maldolo appunto..
Si tratta di scenari tra i più belli e selvaggi del nostro Appennino: nel raggio di poche miglia gli scenari descritti da Dante e dell'Archian rubesto; la Verna delle stimmate di Francesco e il suo santuario, l'eremo; grotte e vegetazione che nascondevano santi e fuorilegge come i Botoli tra Due e Trecento, a Firenze.
E non lontano neppure da Montaperti, ben nota per lo scontro fratricida tra Guelfi e Ghibellini appunto, due secoli dopo.
Ovvio, che quell'inclinazione alla contemplazione ne trasse giovamento e crebbe in lui l'amore per l'eremitaggio appunto, pur sulla traccia della regola benedettina e sulla scorta della scuola dei grandi padri di Oriente.
Dal maestro Romualdo infatti il novizio Giovanni ricevette questa semplice regola:
«Siedi nella tua cella come in paradiso;
scaccia dalla memoria il mondo intero e gettalo dietro le spalle,
vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci.
Unica via, il salterio: non distaccartene mai.
Se non puoi giungere a tutto,
dato che sei venuto qui pieno di fervore novizio,
cerca di cantare nello spirito e di comprendere nell’intelligenza ora un punto ora un altro;
e quando leggendo comincerai a distrarti, non smettere,
ma correggiti subito cercando di comprendere.
Poniti innanzitutto alla presenza di Dio “in timore e tremore”,
come chi sta al cospetto dell’imperatore;
annullati totalmente e siedi come un bambino
contento solo della grazia di Dio e incapace,
se non è la madre stessa a donargli il nutrimento,
di sentire il sapore del cibo e anche di procurarsene».
Dalla Vita dei cinque fratelli, 32.
Spesso - racconta nella sua biografia S. Pier Damiani - infatti la contemplazione di Dio lo rapiva in modo così intenso che, quasi tutto sciolto, in lacrime e bruciando di un indicibile ardore d'amore di Dio, diceva a gran voce "Caro Gesù, pace del mio cuore, desiderio ineffabile, dolcezza e soavità degli angeli e dei santi", ed altre espressioni consimili. Ciò che egli diceva con giubilo sotto l'azione dello Spirito Santo, noi non siamo capaci di esprimerlo con parole umane, neppure in minima parte.
Tanto che una delle caratteristiche di uno che alle prime potrebbe sembrare un rude anacoreta, un atleta di Cristo corazzato ad ogni privazione, fu proprio la dolcezza, come narrano i biografi.
Morì nel 1027, dopo il Mattutino, racconta ancora S Pier Damiani, che egli pure volle recitar da solo: per un'ultima volta.
Sono appena trascorsi 1000 anni, un anno fa, dalla nascita di Camaldoli, ancora un faro nella notte che avvolge e incombe non solo le montagne belle e selvatiche del Casentino.