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quelli come Romualdo

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 17 Giugno 2021, 08:29am

Tags: #I PADRI

quelli come Romualdo

Non di rado mi viene da pensare, con un’invidia malcelata, a quelle belle storie di santi fondatori, di solitari, di gente a parte, di dissodatori e pionieri di cui narrano storia vestigia e tradizioni. Arrivavano in un  posto, se avevano la ventura di giungervi sani; decidevano che faceva al caso loro (hic manebimus optime), e ci costruivano su una struttura, un romitorio, una casa solitaria, un oratorio, un monastero, persino un mezzo maniero.

Le cose non stanno esattamente a questo modo. Di chi erano quelle terre? Sembra ora di ripetere il refrain del Placito Cassinese. Di qualcuno ovviamente, signori o fondazioni o comuni o confraternite o terra di conquista e di nessuno, boschi e rupi e gole. Le si riceveva in dono (ricordo adesso il caso di Citeaux) anche per evidenti motivi di convenienza più che di devozione, dal momento che una prece così era assicurata, il buon nome tra la gente del paese, e non ultimo un ospizio ed una sicura sistemazione, un vitalizio, per i rampolli di casa che all’eredità non avrebbero avuto accesso.

Ma qui parliamo di cose più grandi.

Se il romitorio e la cella e l’oratorio erano in capo al mondo e misuravano pochi metri quadri, come dei primi loci in cui visse Romualdo, fondatore di Camaldoli, certe cose dovevano essere semplicemente aggirate. Solo che crescendo i suoi seguaci, pure Romualdo ebbe bisogno di un po’ di terra in dono, in Ca’ Maldolo, nella proprietà di costui.

Se le regole fossero le stesse, cioè se ce ne fossero poche e non ci fossero vincoli e piani regolatori, è probabile che lo scempio, gli ecomostri, spunterebbero come funghi; e a dirla tutta nei secoli che seguono quelli di Romualdo (XI) quella che diciamo la stratificazione architettonica ed urbanistica, non di rado - penso a Roma – ha recato distruzioni, vilipendi, riutilizzazione indiscriminata dei materiali senza nessun rispetto per l’arte e neppure per l’antiquaria, concetto che del resto solo il neoclassico avrebbe inaugurato. Il che vuol dire che parlarne in tale contesto è del tutto antistorico.

Per la nostra età non è così invece. Consapevoli o meno, si procederebbe come spesso si è fatto, per il vil danaro, e per il piacere di possedere ciò che si desidera o che ne procura, di pecunia. Lo stesso dovremmo dire, purtroppo, anche di certe strutture religiose, e non solo cattoliche, che qualche scempio lo hanno compiuto e continuano a perpetrarlo nonostante la sorveglianza delle Sovrintendenze.  Resta il fatto che continuo a sognare (ed è sogno ricorrente ormai) di averlo questo posto incontaminato e solitario, da qualche parte, tra le rocce e chissà dove, dove starmene in silenzio e solitudine io ed il buon Dio che non è quello di chi lo esibisce per fine elettorali e del sacro se ne impipa e ne fa polpette, ahinoi.

Continuo a immaginare mentre cammino in autostrada che un buco ci sarà tra quelle selve e quelle gole, dove realizzare il mio desiderio, fin quando possibile sarà anche solo immaginarselo.

Io, a quelli come Romualdo, Bruno e così via, continuo a guardare con ammirazione – anche se non sempre tutti i loro eredi … - per scelte belle e sconsiderate, vivendo al modo che sentivano vero e irrinunciabile e in fondo senza voler dare fastidio a nessuno.

Parla la vita della gente, non le chiacchiere e le campagne di sensibilizzazione. Cioè forse anche queste ultime, a volte: ma non saprei dire come …         

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