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Perseveranza

Pubblicato da enzo cilento su 18 Agosto 2013, 08:45am

Tags: #in vista

Noi per primi, onestamente, mai avremmo creduto di poter continuare a correre nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che da' origine alle fede e la porta a compimento - come ricorda la lettera agli Ebrei.

Perché attingemmo forza e costanza, perseveranza, non in noi stessi, che siamo carne e che siamo un'eredità destinata a corrompersi, ma riflettendo solo e puntando lo sguardo su Colui che, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e che siede alla destra del trono di Dio - prosegue.

Solo così, se "pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori" ci si può non stancare perdendosi d'animo."

Perché non abbiamo ancora resistito fino al sangue nella lotta: contro il peccato.

Eccola dunque la forza che deriva dal nostro esser deboli, dal nostro sentirci di continuo inadeguati ad un compito così gravoso, quella consapevolezza di essere deboli che ci rende forti di una forza che non ha origine né fine in noi stessi.

E' così soltanto che si può andare avanti, disprezzando quello che agli occhi dei più sembrava un disonore e che a noi stessi sembrò una grande umiliazione, quella che deriva dall'ostilità di chi ci combatte perché sembriamo deboli ed invece dimostriamo una forza ed un coraggio che essi non riescono a vincere; perché Egli combatte al nostro fianco e persino al nostro posto, quando il Signore degli eserciti prende in mano lo scudo e la corazza, apre i mari, solca le montagne e davanti al suo vigore non c'è alcuno che resista, Lui che ci cinge di vigore e fa traboccare il calice della nostra sorte.

"Non abbandonare ai rapaci la vita della tua tortora, non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri" : così gli abbiamo detto, mentre "frantumavano le sue porte".

E rispondeva, lui che "è nostro re dai tempi antichi, e ha operato la salvezza nella nostra terra."; Egli che non tollera che "l'oppresso ritorni confuso", perché "il povero e il misero lodino il tuo nome".

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