Mi chiedo spesso quali ricchezze possedesse il famoso giovane ricco a cui Gesù dice di venderle tutte e di darle ai poveri, appunto: per avere poi un tesoro nel cielo e seguirlo.
Ora, è forse il seguirlo - io dico - la prima ricchezza, quindi il primo tesoro e quindi ancora il luogo in cui mettere - ma non a dormire - il nostro cuore.
Ci si dovrebbe intendere sui termini innanzitutto: i poveri (questi sconosciuti); le ricchezze e i beni (questi fraintesi), il cielo (questa astrazione) e la sequela (questa incompresa).
Ma sì: perché la ricchezza di quel giovane nessuno sa quale fosse, dopotutto.
Forse campi e case; gioielli e monili; mobili pregiati e libri; sapere e cultura; presunzione? Si può supporre tutto, anche se poi quel ragazzo in fin dei conti onorava padre e madre; non rubava non commetteva adulterio e infine amava gli altri, fino ad amare la verità sopra ogni cosa (non diceva falsa testimonianza): fino al punto di dirla sempre. Anche a costo che questo gli si ritorcesse contro.
La verità, la corruzione, il clientelismo, l'omertà: quasi ogni volta che la denunciamo ci costa cara: gli uomini ti costringono in genere all'esilio. "Se dici questo, devi cambiare paese e strada" - possono suggerirti.
La verità: questa sconosciuta. Ed è questa la prima delle ricchezze, io direi. Quel giovane era molto ricco, dunque.
Lo era anche di verità, d'amor di verità? E allora perché avrebbe dovuto venderla? A meno che "venderla" non significasse metterla su di un banco, al mercato; metterla a disposizione di tutti, quella merce rara e preziosa, per farne un bene di cui i poveri avrebbero godere, condividendola, con tutti i benefici che derivano da una sapienza che non è più esclusiva ma invece bene comune.
"Essi non ti pagheranno - sono poveri né tu vendi per incassare - e il tuo tesoro è un tesoro esistenziale oltre che spirituale: è seguirti, Maestro, che del resto per la verità sei stato messo a morte. E perché la tua ricchezza l'avevi resa disponibile a tutti: un profeta (ancora la Verità! E ancora il suo prezzo: "Sia crocifisso!").
Ti hanno crocifisso perché quella merce là te la devi tenere per te, se non vuoi che venga giù la rivoluzione!
I poveri mancano di quella, fondamentalmente; e quelli che ne sono consapevoli, sono poveri fin nello spirito, consapevoli fin nel fondo dell'anima, al punto di dire: dacci questo pane perché non ce l'abbiamo. E il regno dei cieli sperano contano e pregano di cominciare a intravvederlo qua, almeno un pezzetto, un baluginio d'un tesoro che di sicuro ne nasconde e ne prepara un altro, il filone d'oro, da cui proviene questo pietra insignificante che vedono tra le tenebre.
Quel giovanetto ricco, tutta quella sapienza ce l'aveva - credo - ma se la teneva stretta e proprio non riusciva a farne parte a nessuno.
Molti dovevano essere convinti di non essere mai stati poveri del resto e lui si era formato l'opinione che quella ricchezza non interessasse a nessuno, al punto che se ne andò triste - dicono - ma solo perché non capiva che era quella la cosa da fare: le cose che sai e che vedi, quello che ti viene suggerito in un orecchio, non sei autorizzato a metterlo sotto un comodino aspettando tempi migliori.
Fu per questo che non seguì - immagino - non sapeva cosa fare di quel bene, proprio quello, da mettere in comune e da regalare.
Lo devo vendere? Ma se non ho nulla, proprio più nulla!
E andò a seppellirsi in soffitta lui e quel soldino che aveva.
Visse tristemente per dimenticanza, onorando tutti i comandamenti tranne quello di saper valutare tutto il bene che gli era stato dato e con cui avrebbe potuto far festa una vita intera.