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Parole d'oro durante la tempesta

Pubblicato da enzo cilento su 30 Luglio 2013, 07:44am

Tags: #I PADRI

L'archimandrita di un monastero di Costantinopoli, Eutiche, gli avrebbe scritto per consultarlo in merito all'ultima "querelle" sorta in ambito teologico, alla vigilia del concilio di Calcedonia.

In discussione vi era la stessa questione "monofisita", per cui da più parti veniva messa in discussione la stessa natura del Cristo (se ne negava or quella umana or quella divina: corsi e ricorsi della storia).

Il vescovo di Ravenna del tempo, dunque, Pietro Crisologo, colui al quale la lettera fu inviata, non esitò a consigliare Eutiche: "rivolgiti al vescovo di Roma, a papa Leone", poiché "nell'interesse della pace e della fede non possiamo discutere su questioni relative alla fede senza l'assenso del vescovo di Roma".

Nello specifico momento storico in cui l'Impero Romano stava lacerandosi e spaccandosi all'interno, cedendo del resto, dall'esterno, anche per il concorso delle pressioni barbariche sulla linea di confine; e mentre Costantinopoli e la sua Chiesa contendevano a Roma il suo primato, la presa di posizione del Crisologo costituì indubbiamente una chiara professione di fede.

La necessità di opporsi del resto al proliferare delle spinte centrifughe (leggesi eresie) fa sì che il IV e il V secolo "suscitino grandi figure di pastori, teologi, scrittori e predicatori, che con la loro intelligenza, hanno saputo rendere più cosciente e vissuta la fede tra i cristiani. La catechesi sistematica, l'omelia e il sermo offrirono una esposizione chiara e serrata dell'ortodossia, mentre si ebbero altresì i primi tentativi di una costruzione teologica non di pura speculazione".

E' sulla scorta di questa temperie storica e di queste necessità contingenti pertanto, che si pone la stessa figura del vescovo di Ravenna, Pietro, nato a Imola intorno al 380 e noto come "il Crisologo", cioè "l'uomo dalla parola d'oro", autore di discorsi e omelie, sermoni (ne sono rimasti 176) che gli ottennero il titolo di "dottore della Chiesa" decretatogli ad opera di Benedetto XIII, nel 1729.

Eletto vescovo della città che sarebbe poi divenuta cara a Dante, nel 424; di lui è nota anche la familiarità e da direzione spirituale esercitata sull'imperatrice Galla Placidia, mantenendo sempre - nei suoi interventi pastorali e dottrinali - un tono estremamente popolare e semplice, al fine di poter essere davvero compreso da tutti, in questo pastore davvero premuroso del suo popolo.

Ciò nondimeno, specie in alcuni sermoni dedicati alla spiegazione del Vangelo, al commento al "Padre Nostro" ed al tema dell'Incarnazione che gli fu particolarmente caro, Pietro riesce a toccare momenti di alta suggestione lirica: "Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l'aria, i campi e l'acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto." - dice, rivolgendosi all'uomo ed invitandolo a "non avere un concetto così basso di te, quando sei tanto prezioso per Dio".

Mentre non esita ad inerpicarsi sui temi teologici, particolarmente attuali a suo tempo, come quando tocca il tema della natura del Cristo "Dio, nella sua infinita bontà prese in sé ciò che aveva fatto in te per sé. Volle essere visto nell'uomo direttamente e in se stesso. Egli, che nell'uomo aveva voluto prima esser visto per riflesso, fece sì che diventasse sua proprietà l'uomo che prima aveva ottenuto di essere solo sua immagine riflessa"

Grande divulgatore - come si vede - di verità di fede tutt'altro che immediate, davvero padrone della lingua e della parola che seppe ammantar dunque d'oro, come dice il suo nome, il santo sarebbe morto ad Imola il 31 luglio del 451 o, secondo altri, il 3 dicembre del 450.

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