Non c'è solo la consolazione della filosofia, come raccontava Severino Boezio; né può ridursi a sola filosofia o a sola consolazione la fede d'un cristiano.
Perché la consolazione è solo un "pannuccio caldo", spesso: essa non allevia che il dolore, lo nasconde e non ne approfondisce la natura, non interviene su questa. Così come la filosofia e come ogni forma di comprensione che si limiti ai parametri imposti dall'uomo: scienza e ragione.
Se l'uomo si pone come misura di ogni ragione, è ben limitata la sua ragion d'essere e la ragione della sua esistenza. Se l'uomo legge solo secondo ragione non fa altro che incontrare - nel migliore dei casi - solo una parte di se stesso. Scoprendo infine di non bastarsi in alcun modo.
La morte che corre sui binari o su di un'autostrada, come in questi giorni, a quale lettura, a quale consolazione si presta, secondo ragione?
Se è la filosofia minimalista e fatalista a prevalere e a ridurre i fatti a pura coincidenza incomprensibile se non nell'ottica dell'assoluta casualità degli avvenimenti, quale comprensione ci è dunque consentita, in quanto uomini; e quale consolazione del resto; quale filosofia, quale sapienza?
Non c'è sapienza alcuna - nessuna possibile, intendo - dietro all'affermazione che tutto sia casuale o fatalmente avvenuto; così come dietro la pretesa per cui tutto sarebbe spiegabile a partire dalle responsabilità (o irresponsabilità) umane.
Se quell'uomo avesse tenuto i limiti di velocità; se la manutenzione dei mezzi fosse stata accurata; se gli addetti alla manutenzione fossero stati più attenti; se l'autista non avesse avuto un'emicrania per cui è stato costretto ad assumere quei farmaci; se non ci fosse stato il caldo ad interferire con l'effetto dei farmaci; se le aziende di trasporto si dotassero di sistemi e personale adeguato; se non dovessero tagliar le spese; se non fossimo entrati in Europa; se il modello di sviluppo non fosse determinato dalla finanza; se a questo mondo ci fosse giustizia; "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!" - come dice Marta a Gesù che va a trovarla, una volta venuto a conoscenza della morte del suo amico più stretto, a Betania, di Lazzaro.
Ma Marta sa anche aggiungere "Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà".
Che è quello che noi non riusciamo più a dire; ovviamente e giustificatamente, men che mai, nel momento della separazione e del dolore lacerante che essa comporta.
La verità è che nessuno ci viene accanto da lontano, per consolarci davvero, come Gesù con Marta e Maria; e nessuno ci ricorda che il nostro Lazzaro è vivo; che ci possiamo credere; che quella tribolazione è breve; ha un tempo; ma che questo presto finirà.
Ed è questa la consolazione che cerchiamo, l'unica filosofia che possa essere non più solo "umana" e razionale, "ragionevole" o solo "Intellettuale".
Che non ci serve andare indietro a chiederci col tragico gioco dei "se", chi sia il responsabile di quella morte e di quella separazione. Che ci serve uno che ci dica "Lazzaro è vivo" o ""Tua figlia sta solo dormendo".
Ci manca spesso questa fede; questa capacità di comunicarla; ammutoliti, com'è peraltro giusto, per certi versi, di fronte ad un dolore inconsolabile solo con le parole. Perché occorre che tu te li ponga sulle spalle gli inconsolabili; che tu sia la prova vivente che essi sono tanto vivi e al fianco loro, da essere "inviato" a chi è in lacrime perché le asciughi; che tutto questo sia capace ancora di commuovere davvero, di spingere il Padre "nostro" a mandare per loro un figlio suo, pronto a resuscitare, concretamente, alla fede e alla speranza.