Iniziamo proprio oggi nella memoria di San Pacomio, ricordato dalla Chiesa cattolica il 9 maggio, una nuova rubrica dedicata ai Padri della Chiesa e a personaggi significativi eppure spesso poco noti al grande pubblico.
Spicca tra costoro Pacomio, vissuto in Egito tra il III e il IV secolo, la cui opera - catechesi e indicazioni e regole di vita comunitaria, di koinonia, sono state appunto ripubblicate dopo tempo in Italia ad opera dell'editore Qiqajon, a cura della Comunità di Bose.
Pacomio, la cui esperienza contemplativa cominciò attraverso le modalità della vita solitaria, fu dapprima ospite presso la Comunità di Kasr es Sayad, poi, dopo l'incontro col vecchio monaco Palamone, proseguì con la fondazione di una comunità che alla sua morte era stata in grado di erigere ben nove monasteri maschili ed uno femminile. La sua tempra, forte e severa ma non priva di umanità e di temperanza nei confronti dei giovani, dei novizi e degli ammalati, si coglie con chiarezza da quanto ha lasciato scritto, un vero e proprio monumento di equilibrio e di rigore, ispirato a quella koinonia di cui aveva sentito parlare a proposito della Comunità degli Apostoli di Gerusalemme che fu sempre il suo termine di riferimento.
Alla sua morte non volle che fosse rivelato il luogo della sua sepoltura in un atto di estrema umiltà.
Ogni cosa che dobbiamo fare conformemente alla nostra vocazione, facciamola a gloria di Dio, sia per quanto riguarda il cibo che il lavoro dei campi, la sinassi, la conversazione con i secolari che incontreremo lungo il cammino e in portineria o da cui ci recheremo per qualche necessità comunitaria. Insomma tutto ciò che facciamo e tutto ciò che diciamo sia a gloria di Dio (cf. 1Cor 10,31) sapendo che veritiera è quella parola che sta scritta. Chi mi glorificherà, io lo glorificherò (1Sam 2,30). Infatti le parole della Scrittura, soffio di Dio, sono vere e grandemente degne di fede sia riguardo ai premi che ai riguardo ai castighi (Pacomio)