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Solo per un poco

Pubblicato da enzo cilento su 9 Maggio 2013, 04:43am

Sarà anche "un poco" il tempo in cui non li vedremo, ma la separazione non per questo è meno dolorosa: anche se ci viene assicurato che la tristezza di oggi verrà mutata in gioia e che la loro partenza dovrebbe ingenerare letizia in noi, quanto meno pensando al luogo e alla condizione in cui costoro si troveranno.

Partono sovente gli amici e da loro ci separiamo infatti perché hanno trovato un lavoro da un'altra parte, cambiano casa, hanno compiuto una scelta di vita: se ne sono andati in provincia, in un monastero, a far volontariato in America Latina; sono andati a far dell'altro - magari a recitare, a scrivere, a giocare a basket, da un'altra parte.

E li dobbiamo immaginare convinti di quanto hanno fatto, di certo più felici di quando "seminando nelle lacrime" erano combattuti fino all'angoscia di fronte all'amletico dubbio se quella fosse la scelta giusta, anche se poi partire è sempre una scelta giusta, non per legittimare ogni abbandono ed ogni resa, ma perché lasciare la nostra terra di sicurezze e abitudinarietà è sempre una scelta a favore della vita.

Eppure per quel non vederli - poco o tanto che sia - quel saperli in viaggio verso se stessi ma senza di noi, non passa senza un po' di malinconia e di rimpianto.

Ho cambiato più di una città di residenza e più di un lavoro ed ho lasciato, come tanti, amici, case e ricordi, anche belle abitudini, appuntamenti che facevano la mia vita. Talora il cuore ci fa ritorno: le mie passeggiate, i parchi dove ho corso, i campi dove ho giocato a calcio, le chiese dove ho cercato di pregare; gli amici con cui ho parlato: a casa, al caffè, per strada, in un posto dall'altra parte dell'Atlantico o invece a pochi chilometri da casa. In quei posti io non sono più; così come quei posti del resto continuano ad essere anche senza di me.

Per un amico è diverso. Sono ancora con lui, nella sua memoria: come lui lo è per me. Sono certo che qualcuno si stia ricordando di me - e quindi che io viva nella sua mente - come io mi ricordo di lui, di loro. Non so se quella tristezza in questo modo può già dirsi mutata in gioia: forse questo è possibile solo nella consapevolezza reciproca che questo stia accadendo.

Come darsi un appuntamento: domattina alle sette ti penserò. E quindi ringrazierò forse anche Dio per aver vissuto con te, con voi, là, quei giorni. Tu pensami, nello stesso momento. E sarà come pregare assieme. I ricordi che scaldano il cuore e che travalicano le frontiere dei luoghi e delle distanze: il piacere dolce della memoria.

So bene che questo per molti è davvero poco: è sentimentalismo. Eppure che cosa resta all'uomo se non la capacità di sentire?

Sono le cose sentite - diciamo - quelle che contano. E io sento quella presenza, quel conforto, quel piacere come qualcosa che ancora c'è anche se apparentemente, per poco, mi è stato strappato. Sarà bello immaginare che possa ancora accadere: dove, questo al momento non so dirlo.

Infine, un'ultima notazione: mi è capitato, come a tanti, di tornare in un posto dove sono stato felice in compagnia di altri.

Ho avvertito il vuoto: non era lo stesso.

Non sono i posti che contano: sono le persone, grazie a Dio.

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