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La tenda sbagliata

Pubblicato da enzo cilento su 6 Agosto 2013, 07:53am

Tags: #in vista

A ciascuno di noi capita di "sognare" il luogo ideale e la montagna solitaria dove risentire quella voce che "abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte."

Perché indubbiamente su quel monte, che è la nostra familiarità con Dio, in quella solitudine esclusiva, quella voce una volta in modo distinto l'abbiamo udita. Era l'unico modo perché noi la percepissimo, peraltro.

Dopodiché, è chiaro che siamo stati tentati - abbiamo sognato - di restare lassù, su quel monte ameno e miracoloso, per continuare a godere di quel suono meraviglioso che dentro ci rimbombava come il timbro del nostro cuore, che bruciava, ardeva come ad Emmaus; senza renderci conto, nel frattempo, che continuavamo a chiedere segni e suoni - inappagati - nonché miracoli straordinari ed un mondo fiabesco che in fondo nessuno ci aveva mai promesso.

Non è quel mondo incantato a darci la serenità e neppure il ripetersi meccanico e persino artificiale di quella sensazione mostruosa di una voce che viene da lontano ogniqualvolta se ne abbia bisogno. Non questo ci è stato chiesto.

E neppure di costruire lassù una tenda esclusiva, dove stare a goderci il panorama. Non a tutti, almeno.

Ci vien chiesto invece altro, mi sembra.

Di portare quella voce dove quella voce non è giunta e dove rischia di non giungere mai. Insomma, di vivere quella Rivelazione in ogni atto quotidiano, trasformando la vita, la nostra e quella altrui, donando: così come, per Cristo, la Trasfigurazione è stata l'annuncio della sua Missione e della sua Pasqua.

La verità - e già altre volte mi è capitato di rifletterci - è che non sapevamo davvero che cosa ci veniva chiesto, standocene lassù in montagna a vedere quello spettacolo di trasfigurazione e di compimento. Così come Cristo compie ciò che era già contenuto nella Legge e nei Profeti, allo stesso modo a chi ne ha udito la voce è chiesto la stesso cammino di compimento; attraverso la fatica, le prove, i rifiuti, le incomprensioni, le Croci, il Calvario, la morte e la Resurrezione. Questo è il cammino che deve compiere colui al quale è stato detto "ascoltatelo", cioè seguitelo.

Se così non fosse, ci sarebbe stato detto "continuate ad aspettare altre istruzioni qui sul monte, standovene nella vostra tenda per conoscere le prossime mosse".

"Temo" - per così dire - che non ci siano altre mosse e altre istruzioni se non quella di fare lo stesso cammino, anche a costo di spaccarci le ginocchia e riempirci di polvere. Anche a costo di dire "non avevo capito. Dio mio, se l'avessi saputo!" e di provare nostalgia per quel mondo fantastico e letterario, quella favola appunto, che credevamo fosse la realtà che c'era stata donata.

Quelli sono paradisi artificiali, temo: e chi avesse confuso questi con la promessa, finirebbe con l'essere smentito, di continuo. Ci sarebbe sempre un paradiso più beato di quello, infatti: quello del proprio disimpegno e del proprio egoismo. Ma Cristo non è questo.

Arriva il momento in cui ci vien chiesto se siamo pronti a farlo questo passo di totale condivisione. E non è detto che si sia pronti. Il giovane ricco se ne tornò indietro perché aveva tante altre cose da fare e tanti altri paradisi che lo attendevano. Inzaccherarsi con la vita e con questo cammino spesso non lo mettiamo in conto. E non a tutti è chiesto lo stesso cammino. A tutti però di mettere in conto una fatica da affrontare - mi sembra - un impegno da prendere, perché anche la scala per il Paradiso ha la sua bella pendenza. E spesso ci manca il fiato.

"Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza" - ricorda infatti la II lettera di Pietro, stamani: una grandezza che si compie in una storia piena di fango.

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