Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

simeone.overblog.com

simeone.overblog.com


La pace come sapienza

Pubblicato da enzo cilento su 7 Settembre 2013, 08:31am

Tags: #in vista

"Troppo tempo ho abitato con chi detesta la pace. Io sono per la pace, ma essi, quando ne parlo, sono per la guerra" (Salmo 119).

Preghiamo dunque per la pace e digiuniamo - come siamo invitati a fare quest'oggi - e anche se aleggia quel po' di diffidenza perché i potenti della terra - e neppure solo loro - sono abituati a scegliere la guerra, la contrapposizione.

L'esperienza della guerra del resto è l'esperienza che fa ogni essere vivente, non ultimo l'uomo. Riteniamo che i nostri diritti passino attraverso la rivendicazione piuttosto che attraverso l'accordo o la sapienza, la prudenza, il realismo, la preghiera.

Cosicché, se è esiste un realismo applicabile alla natura stessa del creato - e ci sarebbe da chiedersi di continuo il perché - esso consiste nel fatto che non è legittimo fondarsi sulle pulsioni "naturali" e sulle reazioni immediate di quanto è in natura per aspirare alla pace: la pace non è un dato naturale; è semmai una vocazione, un cammino ed una educazione: verso la pacificazione.

"Egli (la nostra pace, chi educa alla pace ndr.) è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro" - recita la Lettera ai Colossesi; per cui bene fa il Papa, e con lui ogni credente, ad annunciarne la salvezza che non passa mai per la guerra ma per il servizio prestato alla pacificazione; ma al tempo stesso noi vediamo sappiamo e constatiamo che la creazione appare per certi versi irriducibile a che questa pacificazione e quest'opera di giustizia sia già avvenuta e compiuta "per mezzo del sangue della sua croce"; e anzi, continua ad agire ed a reagire come se la giustizia dipendesse dall'arbitrio e dalla reazione messa in atto da ciascuno di noi, ciascuno ergendosi a fautore e operatore di questa giustizia che rischia di essere solo umana, parziale, arbitraria; col rischio concreto di mettere in moto reazioni a catena, non nel segno della concordia quanto della lettura di parte, dell'egoismo.

A chi dunque chiedere la pace, se sappiamo che quella in terra passa attraverso la mediazione di uomini inevitabilmente fallaci e non di rado superbi nel giudizio di ciò che sia giusto per raggiungerla ed imporla?

Né a Dio si può chiedere, invero, di cancellare l'arbitrio degli uomini e quindi la loro libertà.

Nel mondo degli animali - ad un livello che spesso reputiamo inferiore a quello umano - sovente riteniamo di poter affermare la pace e la giustizia facendo in modo tale che una bestiola più debole non sia dilaniata da una belva più feroce, forse contravvenendo in questo a un equilibrio di natura; salvo poi affermare che la natura stessa attende di essere sublimata e sollevata dalla legge della giungla, forse anche grazie all'intelligenza dell'uomo; operazione sulla cui liceità peraltro ci si può interrogare e sui cui effetti duraturi a lungo termine non c'è da scommettere.

Puoi anche impedire che un gatto si abitui a giocare con la cavia se vivono entrambi in un ambiente domestico e sono ampiamente alimentati e rifocillati, ma prova a lasciarli soli una settimana senza cibo e sta' certo che il gatto finirà col mangiare il topolino.

La pace dunque - quella in terra - dipende dai mezzi di sopravvivenza che si hanno a disposizione (chi è sazio è più difficile che divori altri); anche se c'è - per quanto sgradita - una innata tendenza alla sopraffazione che fa sì che si divori e si uccida pur non avendo fame.

Forse questo si chiama semplicemente "Male" e, per noi uomini, parleremmo facilmente di "peccato", di tendenza al peccato, "pronitas ad malum".

Il piacere di uccidere e di sopraffare, di contrapporsi è un piacere ed una pulsione che in natura - e quindi anche nell'emisfero umano - è ben presente.

Se così non fosse, non si capisce perché i ricchi e i maghi della finanza continuino ad agire compulsivamente verso la sopraffazione e l'accumulo. Il che infine ci fa chiedere se il male stesso non sia in correlazione con un desiderio smodato, non educato, con la cupidigia.

Per cui è dalla cupidigia che bisogna chiedere che il mondo sia liberato prima ancora che chiedere genericamente la pace; e che è per questa pace - che è libertà (educazione, cioè liberazione) dal desiderio senza limiti che ci sopraffa', sopraffacendo ogni concorrente ai beni cui ambiamo - che bisogna pregare.

Il che ci riporta alla vera preghiera per la pace che possiamo pronunciare: "Padre Nostro, liberaci dal "male" e non ci indurre nella tentazione di trovarlo gustoso..."

Chiedere e pregare per la pace oggi dunque è preghiera perché uno spirito santo, cioè uno spirito di giustizia, di equità, che sia capace di relazionarsi con ciò di cui ogni uomo ha veramente bisogno, il pane quotidiano, anche metaforicamente parlando, sia l'obiettivo di ogni uomo, nonché il desiderio che muove ogni essere pensante, libero dalla pulsione e dal desiderio della roba d'altri (le sue cose, la sua terra, i suoi diritti, la sua libertà, la sua vita) che finisce con l'avvelenare ogni tipo di relazione, ricorrendo a sotterfugi inganni e guerre.

Dobbiamo pregare perché siamo liberati dal desiderio di possedere più di quanto necessitiamo; perché gli altri non siano un impedimento al nostro smisurato bisogno di essere.

Non dunque irenismo di maniera, non pacifismo datato; non la pace come regalo del cielo (di mezzo c'è sempre l'uomo), ma la pace come sapienza, quindi come liberazione da ogni dipendenza: Chi ha questa sapienza scopre di non mancare di nulla.

In tutto questo noi occidentali siamo davvero credibili come operatori di pace?

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post

Archivi blog

Social networks

Post recenti