Se amassi le mie montagne e la mia solitudine più di quanto amo Cristo, non potrei dire di amarlo fino in fondo.
Se amassi le mie corse al mattino, il canto del gallo, l'aurora e il volo degli uccelli, lo sgattaiolare furtivo della volpe e del tasso, nella boscaglia, quando mi ci inoltro, più di quanto so amare quanto mi prometti; dovrei ammettere che credo meno alle tue promesse che alle mie certezze.
Se restassi legato a tutte le mie abitudine, piuttosto che aprirmi alle tue sorprese, dovrei dire che il cuore mi si è impigrito e che le tue sorprese non sono più in grado di farmi felice.
Mentre è solo per la tua capacità di sorprendermi che ho intrapreso a credere: anche nell'impossibile.
E' solo questo che intende il Cristo che oggi, attraverso Luca, indica, per così dire, le caratteristiche di coloro che lo amano. Costoro amano un'infinità di cose, del resto, ma nulla amano come amano lui. E di cose da amare ce n'è davvero un'infinità.
Amo l'arte figurativa e la musica; amo l'ingegno dell'uomo e la sua intelligenza; il suo raziocinare e la sua capacità di spingersi oltre il raziocinio, nella pura creatività. Amo l'arte che si consuma in scena, tra cerone e sudore; la fatica dello scrivere e del raccontare; del prender posizione. Mi piace lo sforzo e la tenacia dell'atleta e del santo, del predicatore e del solitario; amo la letteratura e la vita: amo gli affetti, amici e famiglia; padre e madre, sorelle e fratelli.
Amo persino campi e buoi e la bellezza tutta che da ogni lato ci circonda; eppure di continuo mi interrogo se esista qualcosa che possa sostituirti, possa porsi in alternativa a questo amore per te. Ed è la domanda di chi si pone al tuo fianco per dire: sto con te.
Fino a che punto, dunque? Fino a che punto mi ami?
Non tutto infatti vale niente: anzi tutto ha un grande valore; ma nulla vale così tanto; cosicché non c'è vanità nelle cose, che pure ritornan vane solo se rapportate a ciò in mancanza del quale tutto ritorna senza significato.
Così come un amore rende tutto pieno di senso e di bellezza (è per certi versi, "armonia"), così la Bellezza rende armoniche e impagabili tutte le cose alla sua Luce; in mancanza della quale tutto ritorna al buio.
C'è da chiedersi se è questa, per noi, la luce che illumina ogni cosa e la spiega, se esiste una qualche luce per ciascuno di noi.
O se invece si tratta solo di una cosa tra le cose, uno dei tanti amori, una passione che passa oltre, che sfiorisce come ogni cosa che non sia la chiave sul tutto.
E' questo che ci vien chiesto, credo, ogni mattina ed ogni giorno. E se levarsi ha un senso ed un risvolto sorprendente è solo perché siamo pronti a non lasciarci ancorare da ciò che ormai è consuetudinario, cioè non è più sorpresa.
La fede risponde alla logica della sorpresa, dunque. Il resto no...
Mi chiedo così, spesso, se talora non sia più comodo non credere ed avere tutto sotto controllo, tanto da non avere più neppure un motivo per alzarti ancora dal letto, dove sopravvivi a te stesso, sonnacchioso.
E mi stupisco di averlo pensato; di avere dimenticato cosa significhi: la vittoria del Nulla.